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Roma, 28 gen – L’evento ha suscitato molto scalpore: mentre Giuseppe Conte si recava da Sergio Mattarella per rassegnare le dimissioni, l’ex presidente del consiglio Matteo Renzi si è volato a Riyad, la capitale dell’Arabia Saudita. Questo proprio durante la crisi che lui stesso ha scatenato, per tenere – stando a quanto riportato dal quotidiano Domani una conferenza che gli avrebbe fruttato 50mila euro. Il senatore doveva infatti presenziare alla riunione del FII (Iniziativa per l’Investimento Futuro), una conferenza annuale gestita dal fondo di investimenti sovrano dell’Arabia Saudita (Pif), dove si sarebbe parlato tra il 27 e il 28 gennaio del progetto “Neo-renaissance”, per la ricostruzione dell’economia post Covid.



Dunque quell’ex-presidente che ha promesso il ritiro dalla politica a seguito della sconfitta al referendum costituzionale del 2016 – dopo aver fatto astenere il suo partito, Italia Viva, da una votazione per la sfiducia da lui stesso promossa – avrebbe preso il volo per l’Arabia Saudita, per partecipare con il suo caratteristico “speak-inglish” a una delle più importanti conferenze mondiali sulla politica economica.

Il progetto “Neo-renaissance”

La conferenza del FII si riunisce ormai dal 2017 ogni anno nella capitale del regno saudita, dove si discute di economia, politica, finanza, infrastrutture, energia e tecnologia. Nel solo 2017 avrebbe mosso oltre 500 miliardi di euro per la costruzione di Neom, un progetto per realizzare una città ex-novo sullo stretto di Tiran, tra Arabia e Sinai. In questo contesto si inserisce il tema di questa riunione, il “Neo-renaissance” (nuovo rinascimento), per organizzare gli investimenti e le collaborazioni nell’era del post-Covid. Al progetto naturalmente aderirebbe il proprietario dell’evento annuale: il PIF, Public Investiment Found (Fondo d’Investimenti Pubblico), di proprietà della monarchia assoluta saudita.

L’intervento di Renzi in Arabia Saudita

Sempre secondo Domani, se Renzi dovesse andare a tutti i board previsti del FII arriverebbe a percepire 80mila euro l’anno, ma con l’aggiunta di guadagni ulteriori arriverebbe a 2 milioni di euro tirati su in 2 anni. Un rapporto per molti ambiguo che lega il PIF e l’onnipotente principe ereditario saudita, Muhammad bin Salman al-Sa’ud, al nostro ex Presidente del Consiglio. Renzi sarebbe poi tornato in fretta e furia in Italia per presentarsi alle consultazioni col Presidente della Repubblica.

Va detto però che l’ufficio stampa di Matteo Renzi ha smentito l’indiscrezione del quotidiano diretto da Stefano Feltri: “A differenza di ciò che scrive il quotidiano Domani Matteo Renzi non era a Riyad per una conferenza da 50mila euro ma per un evento internazionale cui partecipano da anni molti esponenti del mondo della finanza, dell’innovazione, della politica mondiale, organizzato dal Fondo Pif”.

Se non è ovviamente scandaloso che un privato cittadino o un ex politico percepisca decine di migliaia di euro, lo è comunque che un senatore in carica ed ex Presidente del Consiglio  sia legato in maniera così consistente a uno stato estero. Specialmente se questa nazione è una monarchia assoluta dove i diritti primari sono pressoché assenti e che ha causato una delle peggiori crisi umanitarie della storia del nuovo millennio. L’Arabia Saudita è infatti attiva militarmente in Yemen, dove sarebbe complice di quelle privazioni d’acqua, cibo e medicinali che dal 2014 attanagliano popolazione.

Giacomo Morini

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2 Commenti

  1. L’ ufficio stampa di M.Renzi ha risposto correttamente, esponente-agente del mondo della finanza… Il resto non è nelle sue competenze e capacità!

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