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Roma, 12 feb – L’enfant prodige del firmamento pentastellato. L’erede di Grillo. L’eterno Peter Pan che a quarant’anni portò la generazione Erasmus al potere. Il saccopelista Lonely Planet che lasciò il Parlamento per scoprire il Centro America. Alessandro Di Battista è stato tutto questo e molto altro, sempre con il piglio indignato del contestatore e il tenero sguardo da orsacchiottone sognatore. Ce lo ricorderemo col dito puntato alla Camera, con le magliette da spensierato fricchettone in Guatemala, in versione autostoppista. E pure in posa da Guevara col sigaro e in posizione del loto a riflettere sul senso di impermanenza.



Il Dibba, insomma, non lo abbiamo mai preso troppo sul serio. Eppure proprio lui, con quel suo essere irrituale, è riuscito a spaccare il Movimento 5 Stelle. Adesso tutti parlano di probabile scissione e si interrogano su cosa farà il già erede di Grillo. Di Battista però, da tempo, ha iniziato “un’operazione rottura” degna del miglior guastafeste. Ricordiamo allora le cinque mosse più emblematiche che hanno anticipato il suo addio annunciato ieri.

Di Battista, i cinque Vaffa prima dell’addio

5) Quando a gennaio 2020 Gianluigi Paragone venne espulso dai probiviri del M5S, il Dibba se ne uscì così su Facebook: “Gianluigi è infinitamente più grillino di tanti che si professano tali“ – scrisse in risposta a un attivista grillino – “non c’è mai stata una volta che non fossi d’accordo con lui. Vi esorto a leggere quel che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell’ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%”.

4) “Ho parlato di congresso e delle mie idee, e Beppe Grillo mi ha mandato a quel paese. Se non siamo d’accordo, francamente, amen!”. Così Di Battista, in un’intervistaQuarta Repubblica, a giugno 2020 replicò duramente al “no” di Beppe Grillo alla richiesta di un’assemblea costituente avanzata dall’ex deputato.

3) Contro il Pd. “Sono sempre stato contrario ad un governo con il Pd. Non è un segreto. Ho sempre reputato il PD il partito del sistema per eccellenza, quindi il più pericoloso”. Così in un lungo post su Facebook, il 19 settembre 2020, Di Battista stroncò il governo giallofusia. “Il Pd è un partito “globalista”, liberista, colluso con la grande imprenditoria marcia di questo Paese, responsabile (paradossalmente più della destra che ho sempre ugualmente contrastato) delle misure di macelleria sociale che hanno colpito i lavoratori italiani”, disse ancora il Dibba.

2) Dopo le regionali del settembre scorso fu sempre il Dibba a tuonare: “E’ la più grande sconfitta del M5S, l’innegabile crisi identitaria del M5S” e di quel “sogno cui hanno creduto in tanti ma in cui oggi non credono più”. Sta venendo meno “la ragione per votare i 5 stelle”.

1) “Così facendo il M5S diventerà un partito come l’Udeur”, profetizzò Di Battista lo scorso ottobre. “Spingono per una leadership collegiale perché non vogliono che io diventi capo politico“. L’alleanza con il Pd è “la morte nera”.

L’addio del Dibba era già scritto nelle Cinque Stelle. E alla fine, l’eterno Peter Pan tutti i torni non ce li ha. Avanti tutta allora, non darti per vinto Dibba, spacca tutto. Perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te.

Eugenio Palazzini

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