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Roma, 12 feb – Mario Draghi potrebbe salire già stasera al Colle e sciogliere la riserva, intanto i partiti della maggioranza monstre per il nascente governo sono in apprensione: nessun nome sui ministri, si sa soltanto che li decideranno il premier incaricato e il presidente Mattarella. Dopo il sì del M5S, ora praticamente tutti i partiti tranne Fratelli d’Italia, unica formazione all’opposizione, pendono dalle labbra dell’ex presidente della Bce. Che però non dice niente. Le voci che girano – tutte da dimostrare perché Draghi non le ha né confermate né smentite – riguardano il fatto che nei ministeri chiave ci saranno tecnici e uomini fidati (anche di Mattarella). Altra voce che circola è il voler rispettare un rapporto di genere adeguato. Sul modello degli esecutivi in voga nella Ue, ci saranno un 50 e 50 di uomini e donne. Da ultimo ma non meno importante, è praticamente impossibile rispettare il manuale Cencelli per accontentare tutti i partiti che sostengono l’esecutivo: servirebbero trenta ministeri.

Lista dei ministri: non sarà un modello Ciampi né un modello Dini, sarà il modello Draghi

Allo stato attuale, dunque, la lista dei ministri è nelle mani di Draghi, il premier incaricato la sta mettendo a punto in queste ore sentendo alcuni dei diretti interessati, ma nessuna indicazione è stata data ai partiti. Quel che è chiaro è che le caselle politiche saranno decise dall’ex numero uno della Bce di concerto con il capo dello Stato. Come riporta una fonte del Pd, “il professor Draghi ha detto a Mattarella che la lista dei ministri la scrive lui”. “Non sarà un modello Ciampi, né un modello Dini, sarà il modello Draghi“, dicono fonti vicine all’ex banchiere centrale. Né un governo tecnico né un governo tecnico-politico. In tanti sostengono infatti che Draghi per primo sia un politico. Ma l’esecutivo rifletterà l’impostazione del premier e di Mattarella. E non dei partiti. Questa è la novità. Ai gruppi parlamentari dunque sarà detto “prendere o lasciare”.

Se Draghi scioglierà la riserva entro oggi, domani il giuramento del nuovo governo

D’altronde, il metodo utilizzato da Draghi è l’applicazione alla lettera dell’articolo 92 della Costituzione: “il Presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio dei ministri e su proposta di questo, i ministri”. E infatti, a parte i diretti interessati (i futuri ministri), Draghi è in contatto soltanto con il Quirinale. Se la tabella di marcia sarà rispettata e non ci saranno intoppi dell’ultima ora sulla lista dei ministri, il premier incaricato salirà al Colle per sciogliere la riserva entro oggi. A quel punto già domani si terrà la cerimonia del giuramento. E poi il voto di fiducia in Parlamento, martedì al Senato e mercoledì il bis alla Camera.

Chi è Draghi lo sappiamo, ora dobbiamo vedere chi saranno i ministri. E il quadro sarà completo

Chi è Mario Draghi lo sappiamo. Qualcosa del programma di governo per grandi linee la sappiamo: la lotta alla pandemia, le riforme chieste dalla Ue su fisco, Pa e giustizia (per gestire al meglio i miliardi del Recovery), le tasse progressive, gli interventi sul lavoro, la crescita e soprattutto sulla scuola. Quando conosceremo i nomi dei ministri, sarà chiara l’impostazione. Perché – tanto per fare un esempio – un super tecnico di area Bce o Bankitalia in un ministero economico la dice lunga su quello che dovranno aspettarsi gli italiani.

Adolfo Spezzaferro

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