Roma, 28 set – All’improvviso Fausto Bertinotti. L’ex segretario di Rifondazione Comunista, in un mare di bischerate partorite a sinistra, tira fuori un’analisi lucida sul voto e soprattutto sul disastro della sua parte politica. “Provo un effetto non piacevole – ha detto Bertinotti a L’Aria che tira, su La7 – quello di considerarmi il sopravvissuto a una storia politica finita”. Addirittura finita? Secondo il già leader di una compagine comunista, non ci sono dubbi al riguardo. “Siamo a un passaggio drammatico della sinistra, questo è il quadro di una crisi profonda della politica”, ha precisato Bertinotti, senza girarci troppo intorno. “Abbiamo un andamento elettorale che mostra innanzitutto la crisi della democrazia rappresentativa: solo il 64% ha votato, è impressionante, è un dato che parla di una difficoltà strategica di fondo della democrazia rappresentativa. Poi c’è la disaffezione alla politica, la peggior campagna elettorale di tutto il dopoguerra, la crisi economica e sociale che morde in maniera drammatica ed esplosiva”. Tutto in apparenza ovvio, eppure poco rimarcato dagli analisti progressisti, sin troppo concentrati ad attaccare la destra per osservare il tutto e dunque comprendere un quadro generale ben più complesso.

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Bertinotti: “La sinistra è scomparsa e il Pd non ha più ragione di esistenza”

Bertinotti, a differenza di molti sbraitanti commentatori di sinistra, non straparla di democrazia in pericolo: “Il partito della Meloni ha vinto nettamente e legittimamente, lei diventerà presidente del Consiglio”. Certo, l’ex segretario di Rifondazione non può esimersi totalmente dall’evocatio non manifesta dei fantasmi del passato. “Bisognerebbe far notare che il prossimo premier sarà espressione di una forza politica erede di forze che non erano presenti alla stesura della Costituzione”, ha affermato. Quindi “entriamo in un’Italia a-fascista”. Ma a preoccupare Bertinotti è in particolare “la drammatica scomparsa della sinistra, ma anche del centrosinistra di marca prodiana, il cui perno era il Pd che oggi è il più in crisi di tutti, è un partito che non ha più una ragione di esistenza”.

Alessandro Della Guglia

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  1. Nel marzo del 2005 rilasciò una intervista al Corriere della Sera in cui dichiarò: «Certo: la proprietà privata non si può abrogare per decreto. Ma è un obiettivo»[

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