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Roma, 19 feb – Dirige Draghi, canta Jovanotti. Forse non siamo di fronte a un processo di beatificazione in vita di Mario Draghi. Siamo già oltre, considerata la generale venerazione sembra di assistere a un processo di canonizzazione. E l’ex presidente della Bce sarà il primo a fare gli scongiuri, non foss’altro che da un momento all’altro chi oggi ne tesse le lodi potrebbe trattarlo come un Monti qualsiasi. Dall’Olimpo allo Stinfalia è un attimo. Il “tu quoque”, in politica, è sempre dietro l’angolo. Meglio prevenirlo dunque e scongiurare la sesta fatica di Ercole.



E’ Draghi, ma sembra Jovanotti

Così Draghi, nel suo ultimo discorso alla Camera ci ha propinato una sequela di banalità che in confronto Jovanotti ambisce al Pulitzer. “Non c’è dubbio che bisognerà intraprendere azioni innovative per migliorare l’efficienza della giustizia civile e penale quale servizio pubblico fondamentale che rispetti tutte le garanzie e i principi costituzionali”, fa presente Draghi. Indiscutibile, talmente tanto che da decenni ripetono tutti lo stesso concetto. Qualunque premier si ritrova a dover affrontare l’atavico nodo giustizia. Passare dalle belle parole all’immobilismo nei fatti è però altrettanto frequente.

Ma nulla, Draghi è talmente rituale da far impallidire il portavoce del presidente della Repubblica. E ci spiega pure che “un Paese capace di attrarre investitori, anche internazionali, deve difendersi dai fenomeni corruttivi. Rappresentano un pericolo di ingerenza criminale, anche da parte delle mafie, e un fattore disincentivante sul piano economico per gli effetti depressivi sulla competitività e la libera concorrenza”. Strabiliante, era utile ribadire anche questo concetto, visto mai che qualcuno pensi davvero il contrario.

Draghi pensa positivo

Eppure suvvia, qualcosa di meno scontato l’avrà pur detta? Diciamo che ha provato ad accennarla, su richiesta. “A proposito dello sviluppo del Mezzogiorno, ho detto: sì, certo, c’è il credito d’imposta, ma la prima cosa è assicurare legalità e sicurezza”. Ecco, non addentriamoci troppo in questa storia del credito di imposta, mica possiamo rischiare di trascurare le basi della banalità un tanto al chilo. Un Mezzogiorno più sicuro, reame finalmente della legalità. Dove avevamo risentito queste parole? Dite che le hanno pronunciate tutti i premier che hanno preceduto il buon Draghi? Ma no, le avranno dette qua e là senza troppa convinzione.

Rileggendo bene il discorso del beato tra i politici adoranti, abbiamo scorto comunque qualcosa di assolutamente eccezionale. Roba che in confronto il “penso positivo” di Jovanotti è un ostico concetto accademico. “La tutela del made in Italy e la tutela contro la concorrenza sleale che le piccole e medie imprese possono dover affrontare. Qui vi dico subito che l’impegno del Governo è totale”. E noi che ci aspettavamo una dichiarazione di amore per il made in China. Grazie signor Draghi, grazie.

Resilienza e illusioni ottiche

A questo punto, tra una “resilienza” (mai parola fu più abusata dai semicolti) e un “piano nazionale della Transizione 4.0” (avanti con il copia incolla dall’Agenda Europa 2030), ci aspettiamo soltanto un tormentone per il coro angelico parlamentare. Qualcosa che suoni come “farò dell’Italia una grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, attraverso Gandhi e San Patrignano”. Malcolm X lasciamolo pure stare, le pantere non sono rassicuranti. E d’accordo, ci aspettiamo la replica scontata: “Eh ma cosa doveva dire, è chiaro che ha fatto un discorso puramente istituzionale, sono parole circostanza”. Certo signori, certo. E’ proprio per questo che qualcuno dovrebbe finirla con l’insulso applauso telecomandato. Meno illusioni ottiche e slinguazzate a comando, più cautela please.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. Articolo che esprime il mio pensiero (tale e quale) mentre ascoltavo Draghi in diretta. Gli applausi profusi in quantità, proprio da parte di chi in Parlamento ci sta e dovrebbe aver già migliorato ciò di cui parla Draghi, e invece sembrava fossero dei comuni cittadini sotto il palco del candidato di turno. Quegli applausi certificavano l’assoluta incapacità dei politici, e avallavano la necessità di un Governo tecnico (sebbene siano molti i politici a comporlo, essi prenderanno iniziative dettate da tecnici indicati da Draghi, ciò che verrà loro chiesto è “metterci la faccia” in cambio di un impiego privilegiato).

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