Roma, 4 lug – Nel nono girone dell’inferno, Dante inseriva i traditori. È per questo motivo che la signora Debora Serracchiani del Partito democratico, frugando forse nelle sue memorie scolastiche, affermò che il reato commesso da un immigrato risulta più odioso rispetto a quello commesso da un italiano. E Dante non risulta fosse un razzista. Noi però sopravvalutammo la Serracchiani, ritenendo che anche una persona di quell’area politica riuscisse a liberarsi dalle catene della faziosità tornando nel perimetro della ragionevolezza. Pie illusioni, appunto.

Ha esordito all’indomani del ritrovo leghista a Pontida affermando che “Pontida non è ancora Norimberga ma può diventarlo, se la lega prosegue sul crinale del nazionalismo”. Sorgono dubbi: Pontida è un comune italiano in provincia di Bergamo mentre Norimberga è una città nel nord della Baviera. Nessun parallelismo circa la geografia, quindi. Sorge spontaneo anche il dubbio che la signora Serracchiani intendesse riferirsi al processo avvenuto a Norimberga dopo il secondo conflitto mondiale, creato ad hoc per processare e condannare i gerarchi nazisti, o quantomeno quelli che non erano fuggiti o non si erano suicidati. A Pontida, al contrario, non sono mai stati imbastiti processi relativi a crimini di guerra e contro l’umanità: lì ci si limita ad ascoltare alcuni signori che parlano da un palco e ad esultare per i concetti espressi. Persino sul piano storico e delle consuetudini questo parallelismo risulta inconcepibile. A meno che la suddetta signora non intendesse dire un giorno, chissà quando, la nuova resistenza europea al pericoloso regime dei sovranisti potrebbe imbastire in quel prato un tribunale della pace con lo scopo di processare la destra italiana per essere stata troppo di destra, e il capo di imputazione sarebbe non crimini contro l’umanità ma crimini contro la sinistra: un furto di massa dei suoi consensi.

Esegesi a parte. Risulta paradossale quanto detto dalla signora Serracchiani per una questione terminologica e per una questione concettuale più ampia. Il nazionalismo è quell’insieme di idee che sostengono l’importanza della identità nazionale e della Nazione, intesa come collettività depositaria di valori, tradizioni e cultura comune. Non è chiaro come mai un italiano dovrebbe ritenere pericoloso quell’approccio che mira ad esaltare questo genere di valori. Riteniamo che il collegamento più probabile effettuato dalla Serracchiani si sia basato sulle prime lettere che i termini nazionalismo e nazismo hanno in comune: evidentemente non è andata oltre. Appare ancor più grottesco tale ragionamento alla luce di alcuni fatti assolutamente noti e oggettivi: a Pontida, durante l’ultimo ritrovo della Lega, sventolava la bandiera bianca e blu di Israele; Sebastian Kurz afferma che i suoi conterranei devono prendersi le loro responsabilità per la Shoah, confermando il proprio appoggio a Israele; l’Ungheria di Orban si è schierata contro le operazioni di etichettatura dei prodotti israeliani adottati dall’Unione europea; la Polonia si è prodigata affinché il parlamento tornasse indietro nella sua decisione di assoluzione dai crimini dell’Olocausto; e paesi come la Romania, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e i sopracitati meditano di trasferire le proprie ambasciate a Gerusalemme. E questa non vuole essere un’analisi sul conflitto arabo-israeliano, bensì una mera constatazione della realtà che ci circonda: le destre europee che vengono tacciate dai soloni come la Serracchiani di razzismo e simpatie verso un certo passato in realtà si schierano ogni giorno di più dalla parte di Israele e degli ebrei.

Fu Prodi, nel 2004, a bloccare un’indagine sul montante e pericoloso antisemitismo in Italia: l’islam ne sarebbe uscito a pezzi e definitivamente condannato come ideologia pesantemente antisemita. Gli ebrei di Francia si stanno rifugiando in una nuova diaspora verso Israele per i medesimi motivi per i quali oggi in certi paesi europei è pericoloso girare con la kippah: i loro persecutori non sono gli skinhead o i forzanovisti di cui La Repubblica ama interessarsi, bensì gli immigrati afro-islamici che non vedono di buon occhio né gli ebrei né i cristiani.

Purtroppo i cristiani della Nigeria sono alla mercé di chiunque provi odio nei loro confronti, e dato che questi sono tempi di frignacciume trendy per chi muore affogato nel Mediterraneo, è il caso di ricordare che dall’inizio dell’anno sono stati massacrati seimila cristiani in Nigeria. Il vescovo Peter Iornzuul Adoboh ha parlato di “islamizzazione della fascia centrale del paese”. Nessuna catena umanitaria, da Gino Strada e Saviano, si è formata per tentare di salvare quel poco di cristianità che eroicamente resiste in Africa e in Medio Oriente. Va anche ricordato alle Serracchiani di cui questa Italia purtroppo abbonda che tendenzialmente accade a Milano, e non a Pontida, che durante le manifestazioni per le rivendicazioni della comunità islamica la bandiera di Israele venga utilizzata come cesso ove urinare. Non ricordiamo eventi riguardanti la Lega e i suoi riti e i suoi ritrovi che siano saliti alle cronache per i forte ed evidenti contenuti antisemiti. E dunque, in che modo e per quale motivo Pontida dovrebbe essere trasformata in una nuova Norimberga? Quali colli la signora Serrachiani vuol vedere allungarsi?

Lorenzo Zuppini

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