Roma, 27 mag – Il risultato disastroso delle Europee, il peggiore da quando il M5S si presenta alla elezioni, è la normale e logica conseguenza di un anno tempestato di errori macroscopici della classe dirigente pentastellata. Errori posizionamento, di tattica, di strategia, di comunicazione. Esaurito il credito guadagnato come partito d’opposizione e messo alla prova di governo, il M5S si è sgretolato sotto i colpi di maglio di un elettorato deluso o imbestialito. E il volto di questo tracollo non può che essere il suo: quello di Luigi Di Maio. Il capo politico infatti, nel volgere di un anno, ha sbagliato praticamente tutte le mosse.

La via sbarrata a destra

Nonostante i rapporti di forza giocassero a loro favore, Di Maio e il M5S hanno sbagliato sin dall’inizio, ossia dalla scelta dei ministeri. E pensare che la maggior parte dei dicasteri è spettata proprio a loro. Salvini ha scelto con acume il Viminale, con un all in sul tema centrale del suo programma, vale a dire lo stop all’immigrazione. Un campo, quello della sicurezza, in cui i risultati di una politica chiara ed energica possono essere tangibili già sul breve periodo. Aiutato anche dalla crociata della sinistra, che ha attaccato il leader della Lega ben oltre i suoi reali meriti, Salvini è riuscito ad accontentare sin da subito quell’elettorato (maggioritario) che chiedeva più sicurezza. E che cosa ha fatto il M5S? Invece di appoggiare senza tentennamenti il vicepremier leghista, Di Maio e Conte hanno iniziato a mettergli i bastoni tra le ruote, raggiungendo il brillante risultato di farsi percepire dagli elettori di destra come dei sabotatori. E così ogni pertugio per un’eventuale penetrazione in quei lidi è stato chiuso e sigillato.

Di Maio verso il vicolo cieco

Al contrario del lungimirante Salvini, Di Maio ha scelto per sé il ministero del Lavoro, puntando tutte le sue fiche sul reddito di cittadinanza, la madre di tutte le battaglie pentastellate. Ma, a differenza della libertà d’azione di cui dispone il Viminale, c’erano per Di Maio due ostacoli enormi: i parametri di austerità imposti da Bruxelles e, inoltre, il fatto che i risultati di politica economica cominciano a farsi apprezzare solo sul medio-lungo periodo. E così il reddito di cittadinanza è stato azzoppato dalla Commissione europea, che lo ha trasformato in una mancetta che ha finito per scontentare praticamente tutti. A questo punto, con un elettorato deluso e la via sbarrata a destra, Di Maio ha giocato la carta della disperazione: l’antifascismo. Invece di recuperare posizioni su sicurezza, lotta a Bruxelles e crescita economica (cioè i temi che veramente interessavano gli italiani), la campagna elettorale di Di Maio è stata caratterizzata da sparate ideologiche senza senso, raggiungendo il suo culmine con un «CasaPound spaventa i bambini». Il problema è che l’elettorato di sinistra – che già non gli perdona l’alleanza con Salvini – ha finito per votare l’originale (il Pd), invece della copia (il M5S). E ora, con la base furiosa, la classe dirigente in cerca del capro espiatorio e Di Battista che brama la leadership del movimento, Di Maio deve affrontare sia la sconfitta e che la solitudine. E, diciamolo, se l’è proprio meritato.

Valerio Benedetti  

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  1. Giustamente l’autore riporta i temi vincenti che sono “sicurezza, lotta a Bruxelles e crescita economica (cioè i temi che veramente interessavano gli italiani)”.Tuttavia a Di Maio questi temi molto probabilmente sono stati negati dalle gerarchie dei m5s ed in particolare da Casaleggio e la Casaleggio associati, padroni del movimento.E’ noto che in passato il maggior socio della Casaleggio era nientemeno che Enrico Sassoon, imparentato con i maggiori proprietari delle banche centrali private che stampano a costo zero ed esentasse il denaro sottomettendo interi paesi, i Rothschild!!.In rete si trova anche che ” Enrico Sassoon, primo e più importante socio della Casaleggio, siede fianco a fianco con certi personaggi. Che poi sono gli stessi componenti dell’Aspen Institute Italia, think tank tecnocratico, diretta emanazione del gruppo Bilderberg. Quando il Sistema si organizza è capace di tutto: persino di creare un Comitato Esecutivo Aspen formato – oltre che da Enrico Sassoon della Casaleggio – anche da Mario Monti, John Elkann, Romano Prodi, Giulio Tremonti, tutti componenti italiani del Bilderberg”
    Da questo si capisce anche perchè Monti si mostrava a favore di Di Maio, contemporaneamente scavandoli la fossa tra i futuri elettori dato che Monti è uno che la maggioranza degli italiani non sopporta proprio

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