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Roma, 12 apr – Scaricato dalla Merkel e dagli «amici» europei, pressato dall’opposizione, insidiato dagli «alleati» della maggioranza. Giuseppe Conte è sempre più isolato. E, stavolta, potrebbe davvero essere arrivato al capolinea. Il colpo basso rifilato a Salvini e alla Meloni, d’altra parte, potrebbe essere proprio il sintomo di un nervosismo crescente e, insieme, un tentativo di uscire dalle corde. Il premier, in effetti, dà l’impressione di essere un pugile messo all’angolo, sempre più in difficoltà e incapace di rispondere efficacemente agli attacchi dell’avversario. Un avversario che, menando fendenti da tutti i lati, minaccia seriamente di mandare «Giuseppi» al tappeto.

Lo scontento dei giallofucsia

Stando ad alcuni retroscena, infatti, la maggioranza starebbe preparando il ribaltone. Ma non solo perché Pd e M5S stanno ai ferri corti, in particolare a causa del Mes (sostenuto dai dem e rifiutato dai pentastellati). No, c’è molto di più. Così avrebbe detto un autorevole dirigente del Partito democratico, secondo un’indiscrezione riportata da Francesco Verderami sul Corsera: «L’Europa ci ha fatto una pernacchia; i cittadini non hanno visto finora un euro; le casse previdenziali come l’Inps sono gestite in modo fallimentare; e noi ci chiediamo quanto a lungo potremo sostenere questo governo». Insomma, nonostante le trombe della propaganda allineata e i toni da finta solidarietà nazionale, anche nella maggioranza sono consci del fallimento del Conte II e, pertanto, stanno affilando le lame per la pugnalata alla schiena.

Il nodo delle nomine

Di più: gli avvoltoi sarebbero pronti ad azzannare la preda già dopo Pasqua. Dopo le festività, infatti, vanno in scadenza i vertici di sette partecipate statali di prima fascia: Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna, Enav e Mps. Del resto, queste nomine – insieme all’elezione del presidente della Repubblica – sono state il vero motivo della formazione del governo giallofucsia. Ecco allora che, in piena emergenza coronavirus, anche qui la maggioranza si è spaccata «tra chi auspica un confronto con le opposizioni e chi punta al “tutto nostro e subito”». Come rileva sempre Verderami, Conte deve mediare «con i grillini che, non potendo toccare gli amministratori delegati, mirano alle presidenze. Con i renziani che chiedono un rappresentante in ogni azienda. E con i democratici che vorrebbero modificare a proprio vantaggio le quote di potere stabilite quando nacque l’esecutivo».

Conte al capolinea?

Sarebbe proprio questo il motivo che ha spinto Conte al disperato tentativo di rinviare le nomine, facendo leva sullo stato di emergenza in cui versa attualmente la nazione. Del resto, secondo alcuni, Matteo Renzi avrebbe anche fissato la data del ribaltone: «Aspettate maggio…», avrebbe detto ai suoi – fosca profezia arrivata persino dalle parti di Palazzo Chigi. Insomma, per Conte si stanno avvicinando le Idi di marzo (o di maggio, fate voi). Per quanto ancora riuscirà a rimandarle?

Valerio Benedetti

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