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San Francisco, 12 apr – Valiant è un altro hedge fund che ha tratto un grande beneficio dalla crisi generata dal coronavirus. Il fondo amministrato da Chris Hansen ha messo in pratica il vecchio insegnamento: prevenire è meglio che curare. Il manager di Seattle, infatti, è stato tra i primi prendere davvero seriamente il Covid-19, il suo impatto sulla vita e sull’economia. Oggi, dunque, mentre i mercati sono nella bufera, il “finanziere con la mascherina” può vantare da inizio anno guadagni del 36%. Vediamo quale è stato il segreto del suo successo.

Valiant: il fondo lungimirante

Mister Hansen ha studiato e analizzato i rischi che il virus generato e si è comportato di conseguenza. Non c’è dubbio che l’uomo d’affari americano ci sa fare e la storia di questa società lo dimostra. Christopher Hansen nasce nel 1968 a Seattle. Sin da giovane ricopre ruoli rilevanti in importanti società finanziarie. Il salto di qualità avviene nel 2001 quando diventa managing director alla Blue Ridge Capital. Nel 2008 decide di mettersi in proprio fondando l’hedge fund Valiant Capital Management.

Come possiamo notare dalle date, i momenti più importanti nella carriera di quest’uomo sono avvenuto in anni tragici (2001 crollo delle Torri Gemelle, 2008 scandalo dei mutui subprime). Secondo i documenti degli investitori, il fondo ha registrato guadagni dell’8,2% e del 13,1% rispettivamente nel 2008 e nel 2011. Valiant detiene inoltre stock azionari di circa due dozzine di aziende e mantiene le sue posizioni più importanti da oltre cinque anni. E arriviamo ai giorni nostri. Il fondo, a differenza di altri, comprende quali aziende sarebbero state colpite dalla crisi economica generata dal Covid-19.

Il pronostico azzeccato

Vediamo ora come in soli tre mesi il fondo californiano ha centrato tutti gli obiettivi. A gennaio ha iniziato puntando sulla caduta degli indici azionari. A febbraio partono gli “short”, ossia gli investimenti fondati sulla scommessa al ribasso di uno strumento finanziario. Hansen prende di mira le aziende del settore del turismo, dei viaggi e delle compagnie aeree, delle crociere. A marzo assesta il colpo di grazia sui gruppi accomunati da finanze più fragili o meno trasparenti (l’attenzione a aziende che considera truffaldine o opache è sempre stata una particolare caratteristica del fondo). Hansen, però, riesce ad incassare usando altri strumenti finanziari: ossia il ricorso alle opzioni put. Mentre infatti, cresceva l’emergenza coronavirus Valiant apriva ulteriori posizioni sugli indici azionari. Quella mossa ha spinto le dimensioni delle sue coperture dell’indice a un massimo storico. Al loro apice, il valore nozionale dei contratti di opzione era compreso tra 1 miliardo e 2 miliardi, una copertura equivalente alla dimensione del portafoglio del fondo. Il terrore, anche se è fondato su un problema reale, può “rendere” tantissimo.

Inoltre, il manager statunitense ha guadagnato anche grazie a strumenti di protezione del credito su indici obbligazionari legati a bond di alta qualità e anche ad alto rischio. Mentre la paralisi del business paralizzava le aziende, il fatturato di Valiant cresceva. Cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia.

La lettera agli investitori e la “riunione sospetta”

E veniamo ora al rapporto con i propri investitori. Hansen ha deciso di scrivere una lettera a quest’ultimi (riportata dal Wall Street Journal) in cui spiegava: “Proteggere il capitale da rovesci è sempre stato un elemento essenziale della nostra strategia e ancora una volta dà soddisfazione vedere che paga quanto più conta”. Fino ad oggi il fondo californiano non era così noto negli ambienti di Wall Street ma ora siamo sicuri che le cose cambieranno.

C’è un’ultima notizia che ha scatenato le fantasie di qualche complottista. Il cinque marzo si è svolto un convegno a Jackson Hole, in Wyoming, abituale sede dei simposi accademici annuali della Federal Reserve. L’audience era selezionatissima: si trattava di grandi investitori e rappresentanti di grandi patrimoni familiari. L’intervento di Hansen ha lasciato tutti di stucco. Il finanziere ha raccomandato di “essere liquidi, di andare sul cash, oltre che di rifornirsi di farmaci e prepararsi a drastici cambiamenti nella vita all’ombra del coronavirus”. Inoltre, uno degli organizzatori ha rivelato al Wsj che lo stesso affermò davanti ad una platea di 80/90 persone che tra di loro ci sarebbero stati almeno dieci o venti infettati e statisticamente più di uno sarebbe morto. La notizia è stata riportata in Italia da Il Sole 24 Ore. Molti, dunque, si chiedono come è possibile che quest’uomo poteva avere quelle informazioni. In realtà, però, come conferma lo stesso quotidiano di Confindustria, probabilmente “il finanziere ha anche prestato grande attenzione all’epidemiologo di Harvard Marc Lipsitch e altri esperti di salute pubblica che avevano lanciato forti allarmi in quelle settimane, spesso ancora nel vuoto”. Nessun complotto dunque. Il secreto del successo della Valiant è dovuto all’intelligenza del suo fondatore che si è fidato delle tesi di un grande epidemiologo. Dovremmo, indignarci invece per ciò che è alla luce del sole: ossia gli strumenti che permettono alla grande finanza di tenere in scacco l’economia reale.

Salvatore Recupero

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