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Matteo Renzi si è dato un gran da fare per far cadere il Conte bis e far nascere il governo Draghi. Ora è più che sicuro che vuole avere voce in capitolo sull’elezione del prossimo presidente della Repubblica. La via migliore è votando con il centrodestra. Ecco perché l’inedita alleanza – smentita a parole ma confermata dai fatti – con il leader della Lega sulle modifiche al ddl Zan potrebbe preludere a un’intesa molto più importante, quella per tagliare fuori ciò che resta dei giallofucsia dalla scelta del nome del successore di Sergio Mattarella. Ma andiamo per ordine.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di agosto 2021

Un piccolo partito dal grande peso

Italia viva è un piccolo partito che finora si è rivelato dirimente per le sorti dei governi della presente legislatura. Questo perché il suo leader – ex premier, ex segretario del Pd, che doveva essere persino un ex della politica dopo la sconfitta al referendum – è molto bravo a far pesare il voto dei suoi parlamentari. Incassando indubbi benefici tra ministri, sottosegretari e poltrone varie. È la democrazia, sono i numeri del Parlamento. È, in una parola, la politica. Ça va sans dire, è politica anche dire «lascerò la politica se…» e poi non farlo. Ha lo stesso valore di chi si ricandida senza pudore, cambiando ogni schieramento e partito possibile. Sia chiaro: non siam qui a dare pagelle di coerenza o di buoni e cattivi (quella è un’altra rubrica). Facciamo la cronaca politica e poi cerchiamo di dare una lettura politica.

A Italia viva serve pesare in un contesto in cui, altrimenti, non avrebbe alcun peso. Il suo peso specifico sta tutto nel dove far pendere la bilancia. Ecco perché i renziani sono l’ago della bilancia. Perché fanno politica fuori dagli schemi centrodestra-giallofucsia, nel tentativo (finora riuscito) di far ricordare a tutti che esistono. Con l’auspicio che, una volta che si tornerà al voto, quanto fatto in Aula avrà in qualche modo un impatto positivo sui risultati.

Il dato politico evidente è che Iv si è sganciata dai giallofucsia, accusando il Pd di essersi appiattito sul M5S. Anche alle amministrative: Iv presenta candidati suoi. In tal senso, continuiamo a chiamare così l’obbrobrio Pd-M5S-Leu-frattaglie varie di sinistra perché l’ex premier Giuseppe Conte, sorretto dai giallofucsia nel suo secondo governo, è l’attuale leader di ciò che resta dei grillini. Motivo per cui il segretario dem Enrico Letta punta tutto sull’alleanza con il M5S (confidando nel fatto che i sondaggi per Conte siano veritieri). Persino un vecchio arnese della politica come Pierluigi Bersani – lo stesso che parla di fidanzamento dei due Matteo – dice che «Conte ha un consenso vero». Insomma, a sinistra ci credono.

L’asse per il nuovo presidente della Repubblica

Nel centro, invece, dove è evidentemente posizionata allo stato attuale Iv, magari ci credono un po’ meno. E infatti i renziani, sul ddl Zan, hanno rotto l’asse giallofucsia. E qui veniamo al punto. La sponda offerta da Renzi sulle modifiche al testo della legge contro l’omotransfobia – che, se passasse così com’è, sarebbe un bavaglio contro la libertà d’espressione e imporrebbe a suon di codice penale l’ideologia gender e i «diritti» della lobby Lgbt – è stata prontamente raccolta da Salvini. E questo, assicurano gli scenaristi, è soltanto l’inizio. Sulla giustizia, per esempio, Iv è più vicina alla Lega che ai manettari grillini. Lo stesso vale per il fisco. Insomma, i due Matteo potrebbero intendersi a lungo. Ecco perché smentiscono a ogni piè sospinto che ci sia un accordo.

Se poi veniamo al nodo principale, Renzi non fa alcun mistero che il suo obiettivo è raggiungere un accordo con il centrodestra per il Quirinale, così da avere un capo dello Stato sostenuto da un consenso «amplissimo». Parole sue: «In questa elezione la destra ha il 45% dei grandi elettori, quindi sarà sicuramente al tavolo». In tal senso, la questione cruciale – che è pure la chiave di volta di tutto questo ragionamento – è che i voti in Aula pesano fintantoché non si tornerà alle urne. Iv nei sondaggi non schioda da un massimo del 3% di consensi (se si votasse ora, rischierebbe fortemente di non entrare in Parlamento), ma nell’attuale legislatura ha 28 deputati e 17 senatori. Con i dovuti distinguo, dicasi lo stesso – a parte per il M5S, che è in crisi irreversibile, Conte o non Conte – anche per gli equilibri del centrodestra: ora la Lega ha molti più parlamentari di FdI. Alle prossime elezioni, invece, potrebbe tranquillamente verificarsi il contrario.

Veniamo dunque alla «ciccia», come si suol dire: l’elezione del prossimo presidente della Repubblica. I voti del centrodestra, sommati a quelli di Iv, bastano per…

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1 commento

  1. Questi non si sono manco resi conto che se non tirano fuori un outsider con i coglioni, alla gente non gliene può fregar di meno… In questa sottospecie di repubblica, pane e democrazia altamente raffinati (raffinato non è un pregio!), ci sono rimasti impigliati solo loro, opportunisti o meno.

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