Leggendo ogni giorno Repubblica e Domani, mi sono convinto che il fascismo sta tornando e una nuova marcia su Roma è imminente. Sono andato a piazza Montecitorio a verificare: i più facinorosi erano un gruppo di giapponesi che mi hanno chiesto di far loro una foto.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di settembre 2022

Sì lo so, qua si ride e si scherza, ma la questione è serissima. Talmente seria che Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde, ha dato del «fascista» a Carlo Calenda. Calenda. Fascista. Ditemi voi se è possibile rimanere seri in una campagna elettorale dove si usano toni del genere.

I nostalgici del Cln

Eppure sì, avete ragione anche voi. Mentre noi ridiamo e scherziamo, la sinistra pretende e ottiene censure, militarizza i ruoli chiave dell’amministrazione, egemonizza il settore culturale, infanga gli avversari, disumanizza i nemici. Fa, insomma, la sinistra. Basta rileggere le recenti dichiarazioni rilasciate da Carlo De Benedetti al Corriere della Sera: «Corriamo il pericolo più grave nella storia della Repubblica. Questa destra va fermata. E per fermarla si deve costruire un fronte repubblicano». In pratica, precisava l’Ingegnere, «dobbiamo entrare in una logica di Cln. Nel Comitato di liberazione nazionale c’erano tutti, comunisti e monarchici, azionisti e cattolici: perché bisognava combattere un nemico comune, Mussolini». Stavolta però, appunto, il fascismo non è al potere e Mussolini non c’è. Ciò nonostante, spiegava l’ex padrone della Gedi, i «più buoni» hanno comunque a che fare con una destra «biecamente fascista e nazionalista». L’allarme dell’oligarca De Benedetti è quindi perentorio: il trio Meloni-Salvini-Berlusconi va ostacolato con tutti i mezzi. Anche quelli violenti. Questo, a onor del vero, l’ex editore di Repubblica e fondatore di Domani non l’ha detto esplicitamente. Ma evocare il Cln contro la «minaccia fascista» non è che significhi molto altro. E le parole hanno sempre un peso.

D’altra parte, uno dei tanti galoppini dell’Ingegnere, Stefano Feltri, ha preso parecchio sul serio il suo datore di lavoro: «Ci sono molti argomenti per sostenere che è un errore, sempre e in particolare in questa occasione, “demonizzare” l’avversario», ha scritto il direttore di Domani in un suo editoriale. «Ce ne sono però altrettanti per sostenere il contrario. C’è una differenza sostanziale tra questi due approcci: uno fa perdere le elezioni, l’altro le fa vincere». In sintesi, secondo Feltri, l’unico modo che ha il Pd per vincere è quello di gettare fango sui propri nemici. Tattica non nuova, ma sempreverde. Forse è questo che intendono i globalisti quando dicono che vogliono un’Italia più «green».

Inoltre, incurante di ogni senso del ridicolo, il direttore di Domani si è pure lasciato andare a queste considerazioni: «Ora l’unica strategia sensata è serrare i ranghi e schierare tutti i soldati disponibili a reggere l’urto dei non-morti che assediano non il castello di Grande Inverno, come in Game of Thrones, ma la Costituzione. Sto esagerando? L’invito alla pacatezza pare poco coerente con quello che abbiamo visto in questi anni recenti». Segue lista delle gesta del trio Salvini-Meloni-Berlusconi, ovviamente scritte ad usum Delphini. E meno male che questa è la sinistra «responsabile» e «riflessiva»…

Il fascismo immaginario di Repubblica

Ma come si è tradotta nel concreto la difesa della Costituzione da parte delle truppe del nuovo Cln? Prendiamo Repubblica, il tempio della sinistra semicolta. Ogni giorno, sul quotidiano fondato da Scalfari, possiamo gustarci un articolo di Paolo Berizzi, che ci rende edotti sulle orde nere che si apprestano a fare di Montecitorio un bivacco di manipoli. Ad esempio, abbiamo potuto leggere la pregevole inchiesta Meloni e quel motto fascista, slogan nostalgici per la scalata. Qual era lo slogan fascista incriminato? «Dio, patria e famiglia». Cioè uno dei motti più antichi del mondo, che durante il fascismo, peraltro, non era affatto tra i più gettonati. A essere precisi, poi, nella sua versione moderna si tratta in realtà di un motto coniato da Giuseppe Mazzini. Ma insomma, stiamo pur sempre parlando di Berizzi, che tra i suoi titoli di studio può vantare al massimo una laurea conseguita all’Università della Vita.

Ad ogni modo, non certo soddisfatta di Berizzi alla ricerca di candidati di Fratelli d’Italia che, nel 1997, una volta hanno mangiato in una trattoria di Predappio, Repubblica ha pubblicato anche inchieste assai più consistenti. Ve ne ricordo due, entrambe realizzate dalla…

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