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Roma, 9 dic – Eugenio Scalfari, diciamocelo, è una vera manna per gli avversari politici. È anziano e, con l’inesorabile avanzare dell’età, dispensa strafalcioni a profusione. Un florilegio di castronerie che include anche interviste immaginarie ma spacciate per vere. Ma la terza età ha regalato al fondatore di Repubblica anche un’altra dote: dice quello che pensa, senza filtri o accomodamenti. E così, mentre tutto il gruppo Gedi si affannava a derubricare la sostituzione etnica alla voce complottismo, ecco che Scalfari ti ammette, candido candido, che il suo ideale politico è il meticciato universale. Ma bando alle ciance. Il suo ultimo editoriale su Repubblica è oro: la sua redazione sostiene che Matteo Salvini sia il pericolo numero uno per le istituzioni democratiche dell’Italia? Nessun problema, Scalfari ribalta la tesi e punta il dito contro un uomo di sinistra: Matteo Renzi.

«Salvini luogotenente di Putin»

In realtà, non è che Eugenio Scalfari sia stato proprio tenero con il segretario della Lega. Il punto è questo: per lui «l’Italia allo stato dei fatti e nonostante le realtà formali si è trasformata in una nazione complessivamente populista. I partiti realmente esistenti come tali, nella sostanza si avviano tutti verso il populismo». Ma visto che un governo populista non potrebbe che sfociare in dittatura, per Scalfari il leader leghista non sarebbe adatto a rivestire la carica di capo supremo: «Salvini – scrive l’editorialista – è un dittatore che tuttavia deve essere al servizio di qualcuno di patria diversa: più volte abbiamo osservato che lui è adatto ad assumere il titolo di presidente dell’Italia, che lascerebbe il posto di padrone del Mediterraneo al presidente di tutte le Russie, Vladimir Putin. Salvini sarebbe il suo alto rappresentante nel Mediterraneo e in un’Italia asservita all’interno e rappresentante internazionale d’un grande impero straniero».

«Renzi non ha cultura»

Insomma, per la carica di dittatore populista «il personaggio più adatto non sarebbe Salvini e tanto meno Di Maio, bensì Matteo Renzi». Per quale motivo? Intanto perché si è fatto da solo: «Renzi non ha alcun maestro, viene da una famiglia di buona borghesia, con parecchie virtù di mente sveglia in affarucci di provincia e in qualche affare un po’ più consistente. Cultura vera e propria del tutto assente. Così è nato Renzi, già fornito di intelligenza politica e attrazione verso il potere assoluto: questo è il difetto fondamentale, accoppiato a caratteristiche peraltro notevoli: fiuto politico, spregiudicatezza morale, provenienza e carattere di media borghesia provinciale».

Il «no grazie» di Eugenio Scalfari

Dopo questo bel ritrattino, Scalfari ricostruisce tutte le tappe che hanno condotto il leader di Italia Viva nelle stanze del potere. Per poi concludere: «Fin da quando cominciò ad occuparsi di politica [Renzi] puntò sempre a un vertice solitario e questo è anche attualmente il suo fine. Sembra del tutto irraggiungibile ma questo è il suo divertimento. Riuscirà? Non riuscirà? Ci vuole del tempo per saperlo ma a lui piacciono queste imprese impossibili nelle quali è riuscito almeno una volta. Desidero a questo punto concludere dicendo di fronte ai voleri di Renzi un “grazie, no” che mi viene assolutamente e spontaneamente ultra-convinto». Così parlò Eugenio Scalfari, la coscienza senile di una sinistra che si è persa al mercato ittico.

Valerio Benedetti