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Roma, 9 mar – Il medico Girolamo Sirchia fu ministro della Sanità, in veste di tecnico, dal 2001 al 2005. È ricordato in particolare per le sue leggi anti-fumo, ma anche per aver fronteggiato con successo l’arrivo in Italia della Sars, «un virus più letale ma meno contagioso» rispetto al coronavirus. Intervistato da Pietro Senaldi su Libero, Sirchia è una furia contro tutti coloro che, nell’ultimo decennio, hanno operato dolorosi tagli alla sanità. «L’Italia, ma direi tutta l’Europa, negli ultimi anni si è messa in mano a dei guru, spesso al servizio della grande finanza internazionale e delle banche, che hanno imposto al Paese un Mes da 120 miliardi come contributo a un Fondo Salva-Stati, che è in realtà un fondo di salvataggio delle banche franco-tedesche», è il duro attacco di Sirchia a Bruxelles e agli economisti mainstream.

«I globalisti hanno affossato la sanità»

I toni non si ammorbidiscono nemmeno quando si parla dei recenti esecutivi italiani: «Quasi tutti i governi italiani degli ultimi anni hanno avallato le disastrose strategie economiche globaliste della Ue per incapacità e debolezza. Erano e sono esecutivi con scarso consenso popolare, minacciati da continui rating negativi e dallo spread. È ora di finirla, dobbiamo mandare al governo uomini capaci e non manichini disponibili a firmare ogni compromesso». Secondo l’ex ministro, infatti, «la cattiva politica ha ammazzato la sanità pubblica italiana e sta ammazzando tutta l’economia del Paese. I tagli sono figli della spending-review, che i nostri politici si sono bevuti per ottenere il plauso dei globalisti». E qual è il risultato di tutti queste politiche? «L’Italia – dice Sirchia – è diventata povera e insicura grazie agli economisti che hanno imposto la globalizzazione cavalcata dagli speculatori e l’Europa si è accodata pur vedendo che i Paesi crollavano. Siamo in mano a pazzi o a gente prezzolata».

Sirchia boccia Conte e Speranza

Tutti questi tagli, afferma l’ex ministro, hanno quindi portato alla situazione attuale, con una sanità in grande difficoltà nel fronteggiare l’emergenza coronavirus. Senza contare, ovviamente, gli errori marchiani del governo: «La comunicazione è stata pessima», dice Sirchia senza mezzi termini. «Quando arrivò la Sars, io ero il ministro e facevo una conferenza stampa al giorno. Come governo, abbiamo pagato la Rai per avere degli spazi informativi in cui io parlavo alla nazione. Certo, io ero un medico affermato e quindi trasmettevo autorevolezza. Oggi il ministero della Salute non si è fatto sentire. Andava in tv Conte con il maglioncino, ma lui è lo stesso che tre settimane fa aveva parlato di allarmismo bocciando la proposta dei governatori leghisti di mettere in quarantena chi arrivava dalla Cina e che ha accusato l’Ospedale di Codogno di non aver rispettato le direttive». Insomma, una gestione catastrofica: «Conte e Speranza – prosegue Sirchia – hanno sdrammatizzato e accusato la Lega di razzismo; ora gridano al lupo, ma chi li ascolta? Se lo Stato non parla con una voce unica e coerente, il Paese va nel panico, ovvio. Gli italiani hanno capito che all’inizio la vicenda è stata affrontata dal punto di vista politico e non sanitario e molti hanno perso fiducia».

Vittoria Fiore

3 Commenti

  1. Sta di fatto che se oggi noi sopportiamo dolenti ogni caos che arriva dall’alto è perchè nel 2003 abbiamo sopportato senza colpo ferire la legge antifumo voluta da lui

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