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Milano, 2 ott – Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il 5 luglio scorso, fu condannato per falso ideologico a 6 mesi di reclusione, convertiti in una pena pecuniaria di 45 mila euro. Il verdetto, emesso dalla decima sezione penale del Tribunale milanese al termine di un iter durato tre anni, disse che l’ex commissario unico e amministratore delegato di Expo retrodatò due verbali con cui, nel maggio del 2012, vennero sostituiti due componenti della commissione di gara per l’assegnazione del maxi appalto per la Piastra dei servizi dell’Esposizione universale del 2015.

Pubblicate le motivazioni

Le motivazioni della sentenza di condanna ora sono state pubblicate e affermano che l’attuale primo cittadino ha sottoscritto i due verbali “consapevole delle illecite retrodatazioni” ma con “l’obiettivo (…) di evitare che la questione della paventata incompatibilità dei due” componenti della commissione di gara per la Piastra potesse comportare il “rischio di ulteriori ritardi nell’espletamento della procedura” e quindi dell’apertura di Expo.

Le attenuanti

Gli stessi giudici hanno riconosciuto a Sala le attenuanti, in quanto “non è emersa alcuna volontà di avvantaggiare taluno dei concorrenti alla gara o danneggiarne altri, ma solo quella di assicurare la realizzazione in tempo utile delle infrastrutture necessarie per la realizzazione e in successo dell’esposizione universale del 2015, risultato poi effettivamente conseguito e unanimemente riconosciuto”. In particolare, aggiungono i giudici, “deve dunque trovare particolare considerazione la volontà di realizzare le infrastrutture necessarie in tempo utile, pena il vero e proprio fallimento della manifestazione”.

Letteralmente “carte false”

Le motivazioni circa le attenuanti, in punta di diritto, non fanno una piega, ma comunicano che per portare a termine i lavori necessari alla realizzazione del grande evento del 2015 Beppe Sala fece, letteralmente, carte false. E va ricordato che il successo dell’Esposizione universale alle porte di Milano poi se lo intestò pressoché interamente l’allora “Mr Expo”, il quale non aspettava altro che reinvestire la visibilità ottenuta nelle sue ambizioni politiche. Ai tempi il treno buono era quello del Pd (renziano). Il Beppe vi salì al volo, dichiarando che il suo cuore batteva da sempre a sinistra. Fa nulla se, quando Milano preparava quella stagione innovativa di cui egli avrebbe raccolto e vantato i frutti (dal nuovo skyline alla stessa Expo), il “compagno” Sala pasteggiava allegramente alla corte del centrodestra come city manager di Letizia Moratti. Le stagioni passano in fretta e venne quella in cui l’allora potente, poi decaduto, quindi oggi redivivo, Matteo Renzi, proprio dal palco di Expo, ringraziava la Procura di Milano per la “sensibilità” dimostrata nel approcciare eventuali criticità legali nell’ambito dell’importante manifestazione. Inquietante e sfacciato l’ex premier, grato alle toghe per non aver rovinato quella meravigliosa festa tutta Pd.

Ma i tempi cambiano

Tuttavia, le stagioni cambiano, si avvicendano e si ripresentano. Renzi e Sala un tempo erano legatissimi, poi il secondo scaricò il primo caduto in disgrazia; ora il sindaco milanese si tiene sempre a una certa distanza dall’ex leader ma senza – non si sa mai – escludere diversi sviluppi. Nel frattempo, però, anche i giudici hanno cambiato registro, con l’uno e con l’altro. Tanto che Sala, appena condannato, disse di sentirsi “vittima di una guerra tra Procure”. Per quanto riguarda Renzi è persino inutile ricordare tutti gli scontri che si sono consumati tra lui (anche per conto dei genitori) e la magistratura. Ah, le stagioni…

Fabio Pasini

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