Roma, 19 set – Quando si soffermano sull’esito delle prossime elezioni, gli analisti, seguendo quanto del resto dichiarato anche dai partiti in corsa per Palazzo Chigi, disgiungono, sostanzialmente, fra quattro schieramenti: il centrodestra, composto da Lega, FdI e FI; la sinistra, che include Pd e partiti minori (come +Europa); il M5S; e il cosiddetto centro, vale a dire IV e Azione. E quasi tutti sono concordi nel sostenere che possibili alleanze possono essere stipulate fra Pd e centro (anche se Azione e IV sono molto ambigui in questo senso) e, pur con maggiore cautela, fra Pd e M5S. Alleanze, queste, che sembrano quasi imposte ai probabili futuri sconfitti, considerando che il centrodestra risulta, stando agli ultimi sondaggi rilevati, in netto vantaggio rispetto alla coalizione di centrosinistra. Nessuno, invece, sembra scommettere su un’alleanza fra il centrodestra e qualsivoglia altro partito, quasi che le esperienze maturate nelle precedenti legislature, unite al vantaggio di cui ora gode il centrodestra, siano sufficienti per dipingere il centrodestra come un guerriero solitario, pronto a tenere in scacco l’intero Parlamento.

Le differenze ideologiche nel centrodestra e la natura “popolare” di FdI-Lega-M5S

Sebbene suggerita anche dalle affermazioni dei vari attanti dello psicodramma che sempre precede le elezioni, si può dubitare della correttezza di questa analisi, che non tiene conto di due punti: delle forti differenze ideologiche e culturali che sussistono fra i partiti di centrodestra; e della natura “populista” o “popolare” (dove i termini vanno intesi in senso neutro, non con connotazione dispregiativa) di FdI, M5S e Lega (in parte). Due punti, questi, che sono fra loro legati.

Le differenze ideologiche interne al centrodestra sono abbastanza evidenti: cosa lega, sul piano ideologico, FI e FdI, il primo essente un partito liberale moderato (e moderatamente cattolico) che rappresenta gli interessi e la mentalità di una classe media ormai inesistente e attaccata a valori squisitamente borghesi che sono in fortissima crisi e di una certa fetta dell’imprenditoria nazionale (piccoli e medi industriali), anch’essa in crisi, il secondo essente invece un partito cattolico-conservatore di destra sociale, che raccoglie le istanze della classe popolare, istanze che spesso interpretano il capitalismo e l’economia liberale, per non parlare di quella liberista, in modo molto negativo? Possono questi due partiti governare insieme?

Strani amori

Paradossalmente, è più facile trovare punti di contatto fra Pd e FI (due partiti entrambi moderati, entrambi europeisti, entrambi liberali o addirittura liberisti) che fra FI e FdI. È invece più facile trovare punti di contatto fra FdI e Lega, la seconda un’appendice, ormai, della prima: Salvini ha tentato – e per un certo periodo sembrava ci fosse riuscito – di trasformare la Lega da partito regionale (la Lega lombarda che pretendeva l’autonomia) a partito nazionale. Questa operazione, però, è andata a monte, quando la Lega, alleandosi col governo Draghi, ha voluto tenere i piedi in due scarpe, cioè essere partito del popolo ma essere anche partito alleato ai partiti delle élite (e infatti il drastico calo della Lega si è registrato proprio a partire dalla summenzionata alleanza), lasciando così spazio a FdI, verso cui si sono orientati i delusi dalla Lega.

Quali punti in comune

Le difficoltà interne al centrodestra sono in ultima analisi riconducibili a una distinzione interna al panorama politico italiano che si è venuta a creare negli ultimi anni, cioè da quando sono emersi come partiti forti (addirittura i primi partiti, come elettorato, d’Italia) il M5S e FdI: la differenza, a cui ha spesso fatto riferimento il filosofo Diego Fusaro, fra quei partiti che rappresentano le istanze del popolo e quei partiti che rappresentano gli interessi delle élite (dove con “élite” si intendono le élite statali e soprattutto dell’imprenditoria internazionale e del capitalismo finanziario). I partiti “popolari” sono FdI e il M5S (sia il M5S di Beppe Grillo che il nuovo M5S di Giuseppe Conte, il quale Giuseppe Conte sta cercando di tramutare l’ex M5S, infangato dal trasformismo e opportunismo politico di diversi suoi rappresentanti, nel nuovo partito di sinistra, cioè in un partito di sinistra che sappia cogliere gli umori di coloro che non riconoscono più – e a ragione – nel Pd un partito di sinistra); gli altri sono o partiti delle élite (Pd in primis) oppure partiti moderati che non sono in grado di schierarsi, ma che propendono per una linea prudente e conservatrice rispetto ai vecchi schemi (si pensi a FI), oppure ancora partiti che vogliono collocarsi in un tanto vago quanto comodo centro, come IV o Azione (si pensi soltanto al vergognoso balletto fra Enrico Letta e Carlo Calenda, che il giorno prima si abbracciavano parlando della loro nuova alleanza e il giorno dopo divorziavano, dicendo di essersi sbagliati).

La natura popolare di FdI e M5S è riscontrabile anche guardando agli ultimi sondaggi: con sorpresa di molti, il M5S, che veniva dato per spacciato dopo i voltafaccia di Di Maio e compagni, sta rimontando in modo significativo e si è collocato persino al terzo posto nelle preferenze degli elettori. Questa rimonta non ha niente di straordinario: deriva dal fatto che FdI e M5S fanno proprie le istanze popolari, offrendo però a esse risposte, se non contrarie, almeno molto distanti; ma, si vuole ripetere, sono entrambi partiti del popolo, della gente.

Un governo Fdi-Lega-M5S? Non è impossibile

Date queste premesse, non è da escludere che nel futuro prossimo si assista a un’alleanza fra FdI, Lega e M5S. C’è chi ha scommesso che il centrodestra si sfalderà poco dopo essere arrivato al governo. Forse è così: è difficile pensare che le differenze ideologiche cui si è accennato sopra non determineranno nel breve tempo una crisi. Ma questa crisi del centrodestra, al contrario di ciò che Cacciari sembra pensare, non si tradurrà in una crisi di governo vera e propria, ma semplicemente in un rimpasto (per usare un brutto termine), che vedrà il M5S di Conte – mentre quello di Di Maio (se mai esiste una frangia del M5S fedele a Di Maio) sparirà – allearsi con il partito di Giorgia Meloni e con la Lega (ammettendo, e non è da escludere, che una parte della Lega, quella che potremmo definire giorgettiana, non si distacchi dalla Lega salviniana).

Edoardo Santelli

 

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1 commento

  1. Più che fantapolitica la solita pagliacciata per salvare il culo all’europa ma che aspettarsi da clown dimentichi della campagna elettorale nell’istante stesso della proclamazione degli eletti come è stato anche alle precedenti elezioni politiche
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2018/03/07/vinco-anchio-no-tu-no/

    Il programma è un po’ da ingenui ma i meno peggio sembrano quelli di
    https://www.votalavita.it/

    se manterranno la promessa di farci diventare #Italiani #Neutrali e #Sovrani

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