Roma, 1 set — L’Ordine dei medici intimidì i dottori che osavano sollevare dubbi sull’efficacia e sugli effetti avversi del vaccino: è un fiume in piena la dottoressa Maria Rita Gismondo, che intervistata da La Verità si scaglia contro le pressioni operate dai burocrati della Sanità affinché i professionisti nel campo della medicina — di ogni ordine e grado — rimanessero fedeli al mantra del vaccino a tutti i costi. Arrivando a minimizzare, quando non screditare, l’utilità delle terapie.

Gismondo: confusione con 3 tipi di vaccini diversi

La microbiologa dell’Ospedale Sacco di Milano attacca esprimendo la propria perplessità nei confronti della nuova campagna vaccinale, che vede la sovrapposizione di ben tre sieri: quello per il virus di Wuhan del 2020, quello basato su Omicron 1 e quello tarato sulle sottovarianti Ba.4 e Ba.5. Confusione totale, e tutta sulla pelle dei cittadini italiani. «È stato approvato il bivalente per Omicron 1. Ma dopo 15 giorni ne è arrivato un altro, per i ceppi Ba.4 e Ba.5, percepito come un ulteriore miglioramento. E questo ha creato disorientamento», e la gente si chiede giustamente: «qual è il vaccino migliore? Quello di 15 giorni fa, o l’ultimo? E se quello di 15 giorni fa, come hanno dichiarato, ha la stessa efficacia del successivo, perché ne hanno fabbricati due diversi?».

Quello che ti capita, ti capita

Situazione aggravata dal fatto che all’hub non si può scegliere la tipologia di vaccino. Proprio così, siamo al «quello che capita, capita». «E chi è il fortunato che riceve quello aggiornato?», osserva Gismondo. «È un altro elemento che aggiunge diffidenza. La comunicazione, di nuovo, è stata carente. Anzi, controproducente». Sin dall’inizio, aggiunge, «la gente non ha avuto neanche il diritto di sapere quale fosse il rapporto rischi-benefici dell’iniezione, a seconda dell’età».

Ancora in sperimentazione

Alla luce di queste lacune, è così inspiegabile che la gente sia diffidente? «Per esempio, le tabelle dell’Iss mostrano che i morti, per fortuna diminuiti, si concentrano tra gli over 80, specie quelli che soffrivano già di più patologie. E allora una persona più giovane e sana si chiede: per quale motivo dovrei vaccinarmi?». Soprattutto dal momento che «Il vaccino a mRna – che lo vogliano sentire o no – è ancora in gran parte in sperimentazione. Dobbiamo ancora conoscerne gli eventuali effetti a lungo termine. Non perché non si sia voluto studiarli, ma semplicemente perché non c’è stato il tempo di farlo». Chi sostiene che i vaccini siano al 100% sicuri, mente sapendo di mentire: di fatto, nessuno può sapere cosa il futuro riserverà a chi si è sottoposto a una o più dosi. 

Gismondo: l’Ordine intimidiva chi faceva domande

«Abbiamo vissuto per un anno e mezzo nella paura di chiedere informazioni sul vaccino che esulassero dai corollari espressi dal ministero», sottolinea infine la microbiologa. «Quando qualcuno alzava il dito, veniva subito etichettato come no vax, da mettere ai confini della società. I medici in primis sono stati intimiditi dai provvedimenti presi dall’Ordine. Io stessa ho ricevuto una lettera di biasimo», ricorda. «Avevo sollevato qualche dubbio, in assenza di pubblicazioni scientifiche, sull’opportunità di vaccinarmi con un farmaco che era consigliato solo dal suo produttore. L’Ordine ha ritenuto che fosse un comportamento dissuasivo rispetto alla campagna vaccinale». 

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Quando l’ ordine è il disordine, quando la cura non è natura, quando i soldi sono sporchi, quando la prevenzione vera è inesistente, quanto lo status quo diventa un frutto politico stra-marcio… non si potevano, non si possono e non si potranno avere dubbi. Ma solo conferme anche dalla sacchetta rivoluzionaria.

  2. Il 21 settembre, il TG1 sera, con l’intento non troppo nascosto di invogliare a fare la quarta dose, dava la notizia che l’83% dei ricoverati in terapia intensiva non l’aveva ancora ricevuta.
    Al 21 settembre quelli che avevano ricevuto la quarta dose erano poco più di 3,381 milioni di persone, il 5,37 % della popolazione.
    Quindi il 94,63% non aveva ricevuto ancora la quarta dose.
    In terapia intensiva la percentuale data dal telegiornale era molto più bassa.
    Concludo ovviamente, che se si vogliono ridurre le probabilità di andare in terapia intensiva non bisogna fare la quarta dose.
    Nel frattempo però la gente ha capito il contrario.

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