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In Italia esiste un tabù, un argomento intoccabile e pericoloso, da maneggiare con estrema cura: l’interesse nazionale. Mentre altrove è perfettamente normale aspettarsi che la propria classe politica difenda a spada tratta l’interesse del Paese, qui da noi la cosa si fa più complessa. Sollevare la questione dell’esistenza o meno di un vantaggio per l’Italia, magari dinnanzi a un trattato commerciale o a un posizionamento geopolitico, equivale a un’eresia. Insomma, non si fa.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di giugno 2021

Ho più volte sottolineato come l’autorazzismo sia il nostro male più grande, da cui scaturiscono molti dei problemi che ci attanagliano. Vorrei tuttavia che il lettore prendesse coscienza dell’unicità, tutta italiana, nel considerare tossico il voler salvaguardare il tornaconto della propria nazione. Una caratteristica culturale e mentale riscontrabile nella quasi totalità dei passacarte che oggi ci governano e, duole ammetterlo, in larga parte dell’opinione pubblica. L’Italia, da questi individui, viene considerata e pensata esclusivamente in funzione dell’interesse altrui.

L’interesse nazionale contro la spoliazione del tessuto economico

Prendiamo ad esempio la questione del made in Italy. Sappiamo che negli ultimi anni le nostre aziende, spesso veri fiori all’occhiello, sono finite in mani straniere. Basta scorrere la lista dei nomi per farsi un’idea del saccheggio: Lamborghini, Galbani, Buitoni, Perugina, La Rinascente… Elencarli tutti richiederebbe almeno tre pagine.

Ora, uno Stato votato alla difesa del proprio tessuto industriale – oltre che del know-how dei propri artigiani e innovatori – avrebbe posto un freno, un argine a questa spoliazione. Invece…



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