Roma, 28 set — C’è vita oltre il Parlamento? Domanda esistenziale e dalle sfumature drammatiche che in questi giorni di duri consultivi elettorali agita i sonni di molti ormai ex parlamentari: tra questi, Monica Cirinnà. La quale, per vero, ancora prima del 25 settembre aveva trovato modo di farsi notare per la verve ferocemente polemica nei confronti del suo stesso partito, il Pd, «reo» di averla candidata in territori che lei stessa, con comunicazione non proprio felicissima, aveva rubricato come «ostili a certe sue istanze».

La Cirinnà si dà alle olive

Ora che le urne si sono impietosamente pronunciate contro la sua elezione, cosa farà «lady cuccia»? E’ proprio la Cirinnà a svelare ai lettori di Repubblica, in un’intervista, il futuro che la attenderà. «Ho finito la vendemmia» annuncia «E tra poco a Capalbio in fattoria si raccoglieranno le olive». Ironia della sorte, persino a Capalbio, roccaforte della sinistra chic, ha vinto il centrodestra, e vien da chiedersi se a ciò abbia contribuito sia pur indirettamente proprio la Cirinnà, con la sua presenza e la surreale vicenda dei soldi rinvenuti nella cuccia del suo cane.

Ma non lascerà la politica

Difficile però immaginare un futuro da coltivatrice diretta per la ex senatrice votata alla causa, quasi esclusiva, dei diritti civili. «Non lascerò la politica. Voglio mettermi alla guida della rinascita del Pd». Addirittura. Poi si lancia in un oracolare vaticinio sulla tenuta del governo, che in realtà ancora deve istituzionalmente nascere. «Il governo durerà poco e va contrastato». Dietro la idea di mettersi a capo della ristrutturazione straordinaria del Pd sembra scorgersi nemmeno tanto velatamente un certo retrogusto di dente avvelenato. Il partito, spiega la Cirinnà, «deve ripartire dalle donne e dai giovani. Questo gruppo dirigente fatto solo da uomini, che si sono tutti collocati in Parlamento, deve fare un passo indietro». Una sorta di spietato de profundis per Enrico Letta.

La posta del Cioè

E che la ex senatrice non abbia preso benissimo la propria candidatura senza paracadute viene confermato dalla diretta interessata con il ricorso a una serie di immagini metaforiche abbastanza melodrammatiche. «Avevo la certezza che fosse un salto nel vuoto. L’ho fatto lo stesso per onorare un patto esistenziale che ho con tante persone che si rispecchiano nella mia azione politica», dichiara con slancio retorico la Cirinnà, per poi proseguire con tono degno della posta di Cioè evocando «quelle centinaia di ragazzine che mi scrivono da tutta Italia, che non hanno il coraggio di dire ai genitori che sono lesbiche e si aspettano da me di poter ottenere più diritti».

Cristina Gauri

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