Roma, 8 dic – Sindacati contro il governo, meglio ancora se è di centrodestra. È il triste e scontato copione a cui stiamo assistento nel primo mese e mezzo dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Uno spettacolo così banale che i suoi organizzatori (leggasi, Cgil e Uil, con la prima ovviamente più “energica”, mentre si lascia fuori la Cisl, ovvero la più disponibile verso Palazzo Chigi) hanno addirittura iniziato a metterlo in scena da prima che il governo stesso si formasse, lo scorso 8 ottobre a Roma, titolandola in modo generico ma lanciando invettive alle “destre vincitrici” e – figuriamoci – pericolose.

Sindacati e governo di centrodestra, tempo di rialzare le barricate

Come riporta Adnkronos, Cgil e Uil che confermano gli scioperi regionali, annunciati nei giorni scorsi contro la legge di stabilità. Scioperi che si snoderanno il 12 dicembre in Calabria, il giorno dopo in Sicilia, il 14 dicembre in Puglia, Abruzzo, Marche e Piemonte. Tutto il resto delle regioni manifesterà il proprio “stop” al lavoro venerdì 16 dicembre. La Cisl, come spesso avvenuto in passato, ha invece un approccio più dialettico: il segretario Luigi Sbarra si dichiara soddisfatto della “grande disponibilità a modificare la manovra” del presidente del Consiglio. Anche l’Ugl, per bocca di Paolo Capone, tende la mano: “Il momento è difficile e non è l’ora della piazza ma del dialogo”.

La “tradizione Cgil”, in compenso, non si smentisce mai. Debole con i potenti sistemici, standardizzati, incredibilmente forte e agguerrita con i “deboli”, o comunque certamente non afferenti in toto a una visione identica, come questa maggioranza di governo a volte sembra di voler essere, ma senza potere granché. Secondo il segretario Maurizio Landini le risposte del premier Meloni “hanno confermato le profonde distanze sul fisco e la precarietà e anche sulla tutela del potere d’acquisto: avevamo chiesto un taglio cuneo del 5% e l’introduzione del fiscal drag ma non sono arrivate risposte se non un generico ‘valuteremo le risorse'”.La Uil, con Pierpaolo Bombardieri gli fa eco: “Abbiamo ribadito il nostro giudizio negativo. Non c è stata nessuna risposta nè su salari e pensioni nè sul cuneo fiscale”.

I punti di scontro

I punti di scontro sono i soliti, dalla lotta alla precarietà, al cuneo fiscale, ai salari e le pensioni. Questioni reali, intendiamoci, alle quali il governo non ha dato enormi risposte, in alcuni quasi esprimendosi in modo insufficiente se non addirittura negativo (si pensi al capitolo pensioni e ai tagli che per alcune categorie esso comporterà). Quello che fa più tenerezza della finta – come sempre – “lotta” dei sindacati italiani, è la loro distanza dal mondo reale, e quindi paradossalmente una loro distanza pragmatica dai problemi che continuano a sostenere di voler risolvere.

Non dimentichiamo mai la solita ossessione di Landini e soci per il concetto di “ricchi”, inquadrati non si capisce come mai sempre nella classe media benestante che – evidentemente – nelle loro aspirazioni da quei 40mila e 85mila euro di fasce massime entro cui l’esecutivo tenta di lanciare un approccio di relativo “respiro” fiscale, sarebbero da proletarizzare il prima possibile, cosa del resto avvenuta a tanti altri italiani negli ultimi vent’anni. Senza contare il fatto che tutti coloro che sono al di sotto dei 30mila euro all’anno non si possano inquadrare in nessun modo se non come italiani dai redditi assolutamente “comuni”, in costante lotta per non precipitare a 20mila, poi a 10mila, fino alla povertà assoluta che oggi riguarda sei milioni di connazionali, ma domani chissà, anche 8, 10, 12 (perché limitarsi?). Uno sbraito ovviamente mai diretto a colossi come Amazon, che continuano a cavarsela con poche decine di milioni di euro versati al fisco italiano ogni anno, vabbè. Non dimentichiamo mai che i sindacati italiani appoggiano (o comunque non contestano nemmeno di striscio) tutto ciò che favorisce precariato, disoccupazione e difficoltà delle fasce deboli, dall’immigrazione incontrollata, ai dogmi europei che impediscono di fare spesa pubblica e di investire. Non dimentichiamo mai, infine, che le barricate – del tutto teatrali – dei signori Landini e soci, vengono innalzate con particolare energia quando a Palazzo Chigi ci va chi è più indigesto ad una cultura “rossa”, alla quale di rosso, tra l’altro, non è rimasto proprio niente, a parte bandierine che oggi francamente sembrano solo macchiettistiche.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. Considerando che finalmente qualcuno pare abbia compreso si mangi meglio solo e grazie al suolo “proprio” ( base per il sopravvivere vegetal-animale ), riprendiamo a valutare la qualità degli studi in agraria, la divisione terriera, i mezzi di produzione ad economia di scala attualmente davvero utili soprattutto per pochi tra i quali pure i sindacati mangia-mangia degli agricoltori/allevatori:… nella catena i primi che sono stati distorti/ristrutturati ad hoc. Bisogna forse ripartire da qui per salire e ripulire dai parassiti.

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