C’è un aspetto positivo e per nulla secondario nella follia che stiamo vivendo dal 2020: la lezione che tutto questo ci sta impartendo. Sono cinque, a mio avviso, gli insegnamenti spietati che possiamo trarre da un anno e mezzo di stato d’emergenza e di dittatura sanitaria.

Dal ruolo dello Stato all’inesistenza dell’Ue: cosa ci insegna lo stato d’emergenza

Punto primo: la frattura principale. L’Italia è spaccata in due parti, in due mondi incompatibili tra di loro e separati da una profonda trincea. La divisione, oggi, appare in tutta la sua limpidezza: da una parte abbiamo chi tiene all’interesse nazionale; dall’altra, spesso avvinghiato a poltrone importanti, chi disprezza a tal punto l’Italia da averla designata a cavia mondiale per il più grande esperimento di ingegneria sociale della storia. Il resto sono solo declinazioni di queste due basilari prese di posizione.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di novembre 2021

Punto secondo: il ruolo dello Stato. All’inizio della pandemia, è risultato evidente come fosse vitale poter contare su un efficiente sistema sanitario nazionale e su un grande spazio di manovra economica. L’Italia, uscita da tre decenni di avanzo primario, taglio della spesa pubblica e culto del vincolo esterno (qualcuno ha detto Maastricht?), è stata travolta dall’emergenza. La mancanza di posti letto, infrastrutture e ospedali ha agevolato il disastro. Intanto, sia Conte che Draghi ci hanno impiccato al Recovery fund: soldi scarsi, in prestito, in ritardo, a rate e legati alle riforme suicide (ed eterodirette) del Pnrr.

Punto terzo: l’Europa non esiste. Nonostante gli sforzi della propaganda, questi mesi hanno dimostrato l’inesistenza di qualsivoglia «squadra» sotto la bandiera a dodici stelle. L’Ue, dipinta da pennivendoli italici come l’amor che move il sole e l’altre stelle, è riuscita a partorire solo il truffaldino Recovery fund, dopo mesi di riunioni inutili contraddistinte dall’egoismo dei singoli Stati membri, al netto dell’Italia masochista. Rimarranno negli annali le uscite della Lagarde sullo spread, i contratti oscurati con AstraZeneca, i carichi di mascherine bloccati alle frontiere tedesche e i moniti di Dombrovskis sul ritorno del Patto di stabilità. Poche chiacchiere: fuori da questa gabbia…

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2 Commenti

  1. Sono appunto due anni che analizziamo dati contraddittori e informazioni allarmistiche. Sono due anni che ci vengono quotidianamente sottratte libertà, che viviamo sotto minaccia e in apartheid, che ci viene impedito di lavorare per sopravvivere e dare un futuro alle nostre famiglie. Sono già due anni e più il tempo passa più l’orrore si avvicina: gli Stati iniziano a creare campi di concentramento per chi ritengono sia stato contagiato. A cosa ci sottoporranno poi? La storia, in cicli ricorrenti, ci dà in pasto al Leviatano. E noi, mentre veniamo sbranati, continuiamo ad analizzare, considerare, parlare, parlare, parlare…

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