Roma, 30 ott – Non se la sta passando affatto bene Luigi Di Maio. Dopo la batosta delle Europee, che l’ha catapultato sul banco degli imputati, ora è arrivata anche la mazzata dell’Umbria. Il M5S continua a sprofondare e a qualcuno si dovrà pur addossare la colpa. Certo, le responsabilità di Beppe Grillo – che ha voluto a tutti i costi l’alleanza con il Pd – sono enormi. Ma, si sa, quando una nave affonda, il capro espiatorio è quasi sempre il comandante. E il capo politico del movimento, in questo caso, è proprio «Giggino».

Fronda sempre più ampia

Tutta questa serie di catastrofi elettorali ha quindi contribuito a ingrossare le file della fronda anti-Di Maio. La tensione tra le correnti interne al movimento è sfociata, in particolare, nella nomina del nuovo capogruppo. Qui le diverse fazioni sono arrivate allo scontro: Raffaele Trano, che ha riunito attorno a sé una folta schiera di dissidenti, ha sfidato apertamente l’ala che fa capo al dimaiano Francesco Silvestri. Risultato? Per nessun candidato è stato possibile raggiungere la soglia del 50% + 1 dei deputati pentastellati. E, secondo lo statuto del movimento, si dovrà procedere a un’ulteriore votazione.

Tutti contro Di Maio

Tra i frondisti, non va dimenticato Giorgio Trizzino, che può contare sull’appoggio di una quarantina di deputati e sta elaborando un documento potenzialmente esplosivo: qui, in sostanza, si richiede l’organizzazione di un congresso per rimettere in discussione la leadership di Di Maio e, attraverso una modifica dello statuto, per rendere il movimento di nuovo «scalabile». Tra i più temibili dissidenti c’è però Elio Lannutti, che ha radunato attorno a sé diversi delusi. Sono i cosiddetti «Lannutti boys», ossia nostalgici del governo con la Lega oppure esponenti pentastellati che, con l’esecutivo giallofucsia, ci hanno rimesso cariche e poltrone. Lannutti, infatti, non ha avuto remore a sotterrare Di Maio per la débâcle umbra: «Abbiamo tradito i nostri valori, andiamo verso l’estinzione». Insomma, non si prospettano tempi felici per il capo politico del movimento.

Valerio Benedetti

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