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Roma, 4 ott – Era il 4 ottobre 2009 e a Milano, davanti al teatro Smeraldo, Beppe Grillo dava avvio alla storia del M5S. Di fronte a 2mila persone, il guru pentastellato festeggiava l’elezione di 23 consiglieri comunali, candidati nelle liste civiche dei suoi simpatizzanti. Era l’inizio di una grande scalata per un movimento nato su un blog e cresciuto grazie al successo dei Vaffa Day. Piazze stracolme per udire il comico genovese e le sue stoccate – anzi, i suoi «vaffa» – ai «vecchi partiti» e alla tanto odiata «casta». Nel 2012 arriva il primo capoluogo amministrato dai grillini (Parma), mentre alle Politiche del 2013 – con un clamoroso 25% – il M5S diventa secondo partito del Parlamento. Poi la conquista di Roma e Torino con la Raggi e l’Appendino, il trionfo del 4 marzo 2018 (32% e palma di primo partito) e, infine, il varo del governo giallofucsia.

Degenerazione a 5 stelle

Sembra passato un secolo, ma parliamo di appena 10 anni fa. Un decennio in cui, però, è cambiato tutto. Sono infatti ormai lontani i tempi in cui Grillo bullizzava Renzi in streaming e lo chiamava «ebetino di Firenze». Oggi il M5S ha abbandonato la trasparenza della Rete per rifugiarsi nelle stanze di Palazzo. E con Renzi e l’acerrimo nemico (il Pd), beh, adesso ci governa insieme. Dall’«uno vale uno» al «va bene tutto» pur di tenere ben incollato il deretano sulle poltrone della «scatoletta di tonno». Insomma, da movimento di protesta che sfidava l’establishment e i «poteri forti», il M5S è ormai in tutto e per tutto un partito della casta.

Come Grillo ha ammazzato il M5S

Beppe Grillo, così come ha creato il movimento, lo ha anche distrutto. È stato infatti il comico genovese a volere l’accordo con i dem a ogni costo. E il costo da pagare è, probabilmente, proprio la morte del M5S. Del resto, c’è un’ampia corrente pentastellata che sta lavorando a una fusione con il Pd. Non è un mistero, infatti, che gente come Roberto Fico (messo ai margini nel governo gialloverde) e Virginia Raggi (in cerca di un posto al sole dopo il disastro capitolino) non veda l’ora di traghettare i parlamentari grillini verso il carrozzone dem, abbandonando così un contenitore politico (il M5S) che ormai non ha più nulla da dire. Perché tutto è stato tradito, e l’elettorato lo sa benissimo. È finita l’epoca dell’«antipolitica», del populismo contestatario e delle tentazioni sovraniste. Adesso è arrivato il tempo dei ministeri e delle auto blu. E nessuno dei tanti miracolati che oggi siedono a Montecitorio ha voglia di rinunciarvi. «Non sistemiamo parenti» recitava un noto slogan grillino. Ecco, l’obiettivo del M5S sembra sia stato proprio questo.

Valerio Benedetti

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