Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 4 ott – Altro che risorse, i numeri restano numeri e le chiacchiere stanno a zero. L’immigrazione, retorica a parte, è necessario inquadrarla con cifre precise. Ecco allora che le statistiche ci aiutano a far luce sulla realtà. “I dati sulla criminalità ci dicono che, da 10 anni, c’è un trend in calo complessivo dei reati. Ma c’è anche, negli ultimi anni, un aumento degli stranieri coinvolti tra arrestati e denunciati”. Così Franco Gabrielli, il capo della polizia, ha fotografato il trend attuale specificando che “nel 2016, su 893mila persone denunciate e arrestate, avevamo il 29,2% degli stranieri coinvolti; nel 2017 il 29,8%, nel 2018 il 32% e in questo 2019 siamo quasi al 32%”. In sostanza oggi in Italia un reato su tre è commesso da stranieri.

Un problema di certo rilevante, soprattutto se raffrontato con la percentuale di non italiani. “Tenendo conto che gli stranieri nel nostro paese sono il 12%, tra legali e non – ha infatti spiegato Gabrielli – questo dà la misura del problema“. Secondo il capo della polizia, per gli immigrati che decidono di rimanere in Italia è “necessario costruire percorsi di integrazione altrimenti si creeranno condizioni favorevoli a illegalità, degrado, criminalità e terrorismo”. La tanto invocata integrazione che nei fatti resta una chimera, perché al di là dei progetti specifici a riguardo la realtà ci dice che molti stranieri, soprattutto quelli appartenenti a comunità coese all’interno e viceversa restie ad accettare la legge italiana, sono decisamente refrattari a eventuali processi di integrazione, in ogni caso lunghi e farraginosi.

No alla multe alle Ong

Durante il festival delle città che si sta svolgendo a Roma, Gabrielli si è però detto contrario alle multe nei confronti delle Ong. “Non sono d’accordo sulle multe alle Ong”, ha detto il capo della polizia. “Ma è sbagliato – ha precisato – dire che i due decreti sicurezza (del precedente governo Lega-M5S, ndr) non siano del tutto corretti. Alcune cose sono positive: ad esempio, chi manifesta deve farlo pacificamente e non giudicare le forze dell’ordine come dei punching ball”. Dichiarazioni che, a parte la parziale difesa dei dl sicurezza, non sono affatto piaciute alla Lega. “Il capo della polizia ritiene che le navi private, anche straniere, possano infrangere impunemente le leggi italiane? Dichiarazione surreale, pensi a difendere i suoi uomini piuttosto“, ha replicato il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo.

Alessandro Della Guglia

2 Commenti

  1. Generalmente parlando, si dice “integrazione” nel senso di completamento di qualcosa che manca ed è necessaria al benessere di un “mondo” qualsiasi. Esempio: in campo nutrizionista, si integrano i sali minerali in un corpo che ne è carente.

    Ora, questa litanìa – se così la si può chiamare – della “integrazione”, a livello sociale e riferita a popolazioni e razze straniere lontanissime da quella europea (di per sé già in forte crisi d’identità) a me sembra una grandissima scemenza – scusate, eh – la solita cosa detta da persone poco abituate a pensare. Alla società italiana, nella fattispecie, ciò che manca è la qualità e non certo la quantità: nel contesto di una società come, appunto, la nostra – in gravissima difficoltà – praticamente allo sbando dal punto di vista spirituale, morale, sociale e culturale, non si può pensare a integrarla con persone provenienti da Paesi e contesti nei quali la situazione è addirittura peggiore! Da quale punto di vista esisterebbe, nel caso, la “integrazione”? Non si farebbe altro che “aggiungere benzina al fuoco” che già divampa tutto intorno a noi.

Commenta