Roma, 11 gen – Si può essere orgogliosi di tante cose, ad esempio quando si ottengono successi dopo un duro lavoro. Impegno e applicazione non sempre portano ai risultati auspicati, ma sono comunque lodevoli, soprattutto se disinteressati. Ecco allora che, alla luce degli straordinari obiettivi centrali negli ultimi tempi, nessuno oserà sorridere leggendo le dichiarazioni del già segretario reggente del Pd Maurizio Martina: “Per me il simbolo del Partito Democratico e’ un patrimonio di cui andare orgogliosi. Esprime l’impegno di migliaia di persone che si battono per un’Italia più giusta. Il punto non è rinunciarvi ma metterlo al servizio insieme ad altri per una grande battaglia per la nuova Europa contro i nazionalpopulisti di casa nostra”, ha detto il candidato alla segretaria del Pd.

A prescindere dalla questione “orgoglio”, si tratta di una scelta politica ben precisa in risposta all’odierna uscita di Nicola Zingaretti, altro candidato alla guida del Partito Democratico: “Il simbolo del partito non è un dogma”, ha dichiarato il presidente della Regione Lazio. Intervistato dal Messaggero, Zingaretti ha messo così in discussione lo storico simbolo lanciando l’idea di un “cartello di sinistra” dove “il Pd svolga il ruolo di promotore”.

Proposta che dunque prevede la rinuncia alla propria bandiera per tentare di creare una sorta di carrozzone contro il governo. Siamo incerti se sia meno entusiasmante e coinvolgente questa querelle o la nuova trovata berlusconiana dei gilet azzurri. A proposito, che fine hanno fatto?

Alessandro Della Guglia

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