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Roma, 29 gen – Cominciamo dai fatti: la piccola Ginevra, figlia della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, è stata per molto tempo vittima delle minacce di uno stalker che nei suoi deliri paranoidi sosteneva di esserne il padre e di volerla rapire. La cosa è finita, come prevedibile, in tribunale. La Meloni è una donna e madre che ha ragione di essere preoccupata, ma non per i “buoni” di sinistra. Per i semicolti del web lei addirittura se lo merita.

Il processo allo stalker

La leader di Fratelli d’Italia ha testimoniato ai giudici della Prima sezione penale del Tribunale di Roma perché parte civile nel processo contro un uomo che ha minacciato leie sua figlia su Facebook. La Meloni non era al corrente delle minacce dell’uomo, un campano arrestato a Caserta lo scorso 31 luglio, fino a quando non le è stato reso noto dalla Digos e dalla sorella, a cui era arrivato il video in cui l’imputato minacciava l’incolumità della figlia della leader di FdI. “Io questo uomo non l’ho mai visto né conosciuto, ma il mio modo di vivere è ovviamente cambiato. Se questa persona pubblica un messaggio di questo tenore ‘hai tempo tre giorni per venire dove sai, se non vieni sai cosa succede, vengo a Garbatella…’, voi capirete bene il mio stato d’animo. Io non mi sono mai accorta di aver ricevuto quei messaggi. Lui li pubblicava solo sulla sua pagina Facebook” ha dichiarato la Meloni ai giudici. “Io vivo spesso fuori casa e il mio stato d’ansia è enormemente cresciuto perché ho dovuto prendere particolari cautele” confessa la senatrice “non bastava più la baby sitter per controllare mia figlia”.

Commenti cattivi di quelli sempre buoni

Di fronte a certe notizie sarebbe sufficiente passare oltre o al massimo esprimere solidarietà ma a sinistra, e il caso Mihailovic lo insegna, si sentono così al di sopra del bene e del male e così dalla parte del giusto da rendersi dei megafoni di quell’odio che dicono di combattere. Oggi, ad esempio, The Post Internazionale ha condiviso su Facebook la notizia, e nei commenti la sagra del commento stronzo è a tutti gli effetti in grande spolvero: “Milioni di persone hanno lo stesso problema grazie a Gollum e alle sue uscite di una pochezza impressionante. Cosa non si fa per attirare un po’ l’attenzione?” scrive un utente. Un altro analfabeta di ritorno animato dai migliori sentimenti, scrive: “Non credi che le terrorizzate siano quelle mamme che non sanno come difendere i loro figli da guerre ed altre situazioni tipo imbarcati x cercare miglior vita ecc.ecc. siamo seri sei ben scortata …”.  “Per fortuna c’è il marito, come vuole la famiglia tradizionale, a proteggere la bambina… Grazie al Cielo” commenta ancora un altro.

Bulli si, ma amici dei professori

“Hai cambiato tattica per avere qualche voto in più? Mi fai pena più di prima”. “Odio chiama odio” commenta ancora qualcun altro, una donna, per giunta – una di quelle che sostiene, magari, che se le femmine governassero il mondo non ci sarebbe nemmeno una guerra. A volte dispiace dare visibilità a esseri che, in tutto e per tutto, dimostrano allegramente di essere dei minus habens. Nei commenti ci sono anche tanti che li rimbrottano. Ma non bisogna mai dimenticare chi abbiamo davanti: i prodotti di una cultura di tristi empatici petalosi che in nome della lotta all’odio, da almeno settant’anni, dicono e scrivono ogni sorta di meschinità – con l’aggravante del risolino saputo, alla Parenzo, di chi in classe fa il bulletto perché è amico del professore sessantottino.

Ilaria Paoletti

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