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Roma, 13 feb – Professore, assessore della prima giunta Bonaccini in Emilia e tecnico politico di area prodiana – da una vita amico dell’ex premier – Patrizio Bianchi, 68 anni, succede alla sventurata era Azzolina al ministero dell’Istruzione.

Sangue di Enea Ritter

Patrizio Bianchi e la task force dell’Azzolina

Rettore dell’Università di Ferrara fino al 2010, titolare della cattedra Unesco in Education, Growth and Equality, Bianchi era a capo della task force voluta dall’uscente inquilina del Miur lo scorso aprile per riorganizzare la ripartenza della scuola. Venne scippato da viale Trastevere a Bonaccini, che lo voleva invece nella task force regionale di esperti per l’emergenza sanitaria. Bianchi ci aveva lavorato parecchio a questa ripartenza nazionale della scuola, arrivando alla redazione di un testo per far riprendere le lezioni a settembre. Il documento, pronto già nel mese di maggio, venne snobbato da tutti e diventò parte integrante del suo libro pubblicato dal Mulino l’estate scorsa, Nello specchio della scuola.

Black Brain

Nonostante formalmente venga presentato come un tecnico, Bianchi ha comunque un profilo di orientamento politico estremamente marcato. Nello specchio della scuola, è pervaso dal leit-motiv che insiste nella riconnessione ai valori della Costituzione che sarebbero, secondo la sua visione, appannati da individualismo e populismo. Ed ovviamente – come poteva mancare questo aspetto – non si dimentica mai di ricordare l’importanza fondamentale di una scuola «inclusiva», qualunque cosa ciò voglia dire.

Contro le autonomie

Sarà curioso assistere alla convivenza con i leghisti e con la loro visione complessiva di autonomizzazione anche dei regimi scolastici. Da assessore della Regione Emilia Romagna dichiarò la sua ferma contrarietà a proposito della proposta di Lombardia e Veneto di regionalizzare l’assunzione dei docenti. «La nostra proposta di autonomia organizzativa sulla scuola rende più forte l’unità. La nostra proposta è diversa da quella di Lombardia e Veneto: non vogliamo la regionalizzazione dei docenti», disse infatti nel 2019.

Un tecnico con una gran passione per la politica

D’altronde che sia un tecnico prestato alla politica non si evince solo dal ruolo di assessore e dalle sue simpatie prodiane, ma anche dalla sua presenza nella task-force della precedente, e scarsamente rimpianta, ministra Azzolina. Ed in effetti le sue prime parole «dobbiamo fare una scuola nuova» sembrano sottendere più una visione chiaramente politica che non prettamente tecnica. Nonostante, in questo delicato frangente, più che la novità della scuola è fondamentale il suo funzionamento in piena sicurezza.

Il curriculum di Patrizio Bianchi

Patrizio Bianchi ha 68 anni. Laureato in Scienze politiche con lode, a 24 anni, all’Università di Bologna, è stato allievo di Romano Prodi e di Alberto Quadrio Curzio. Dopo aver studiato alla London School of Economics, nel 1980 è ricercatore alla facoltà di Economia a Trento. Seguono i trasferimenti a Udine e poi a Bologna. Diventa professore associato  All’Alma Mater, nel 1986 e otto anni dopo, ricopre l’incarico di ordinario di Politica economica. Nel 1997 approda all’Università di Ferrara. Sarà nominato rettore nel 2004 e riconfermato fino al 2010. La sua inclinazione  verso la politica appare con la nomina ad assessore all’Istruzione in Emilia-Romagna per due mandati. Il primo con Vasco Errani e poi con Stefano Bonaccini.

Cristina Gauri

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