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Roma, 13 feb – In occasione della formazione dell’esecutivo guidato da Mario Draghi il centrodestra si è nuovamente spaccato. Esclusa Fratelli d’Italia, infatti, il resto della coalizione ha scelto di aderire alla nuova compagine governativa. Se l’area “moderata” di Cambiamo, Udc e Forza Italia aveva già espresso vicinanza all’idea di un governo di unità nazionale, la Lega ha sorpreso tutti. Utile pertanto analizzare le motivazioni che avrebbero potuto indurre il Carroccio a sostenere il governo Draghi, finendo per governare con gli storici nemici.



Quell’incomprensibile volontà di accreditarsi ad ogni costo

Il dibattito nazionale si divide da anni sull’importanza dell’accreditarsi ai tavoli comunitari. Eventualità che necessita della certa rinuncia alla battaglia verso le tante distorsioni dell’Unione. Inaccettabile dover concepire che per governare democraticamente la propria nazione si debba possedere necessariamente l’avallo delle cancellerie europee. Tuttavia, è risaputo che la buona politica e la forza di un partito dipendano anche dagli accordi con alcune rappresentanze estere. Vi è però un profonda differenza tra il guadagnarsi il rispetto altrui con l’autorevolezza e l’adeguarsi ai desideri stranieri.

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La Lega da anni è sotto tiro per la sua presenza al Parlamento Europeo nelle file dei sovranisti di “Identità e Democrazia”, che l’avrebbe in qualche modo isolata. Non spetta a noi giudicare la valenza dello schieramento politico, piuttosto riteniamo opportuno osservare le posizioni divergenti in esso. Sull’ultima votazione al Parlamento Europeo riguardante il Recovery Fund, ad esempio, il gruppo si è diviso in tre poli. La fazione capeggiata da Afd ha votato contro, mentre altri partiti come il francese Rassemblement National si sono astenuti. Gli eurodeputati del carroccio sono stati dunque gli unici a votare a favore, contrariamente a quanto fatto nelle precedenti votazioni. Emerge un improvviso nuovo approccio da parte della Lega, che dà adito alle voci che la vedrebbero prossima al passaggio nel Partito popolare europeo.

Il centrodestra con Draghi e la Lega verso il Ppe?

A lasciar intendere che i rapporti con gli alleati sovranisti siano ai minimi storici ha contribuito la lite tra il capogruppo Marco Zanni ed il suo vice Jorg Meuthen. Il leghista ha commentato le parole del deputato tedesco, che stimolato sul tema aveva definito Draghi emblema delle tecnocrazie nemiche. Dobbiamo tristemente constatare che il cambio di posizione tra le visioni lede l’immagine di un rappresentante del primo partito italiano. Solo due anni orsono, sul finire della campagna elettorale per le elezioni europee, Meuthen intervenì ad un comizio leghista in Italia. Usando peraltro parole dure nei riguardi dell’Unione Europea e dei suoi tecnocrati, di cui Draghi è uno dei massimi simboli. E’ chiaro che in Lega siano prevalse le posizioni di chi, fino ad oggi, aveva quasi sempre lasciato il posto all’euroscetticismo, cavallo di battaglia storico del Carroccio. Lecito pensare di essere di fronte all’inizio di un qualche stravolgimento interno al partito. L’occasione del governo di “salvezza nazionale” di Draghi – con il centrodestra quasi al completo – è la svolta che forse tanti auspicavano in tal senso.

I nemici acerrimi (fino a ieri) della Lega ora falsamente si complimentano con essa per l’avvenuta presa di responsabilità. Sarà più facile ora per essa accreditarsi alle controparti europee che contano, così come ottenere maggiormente posti di rilievo nello scenario nazionale ed estero. Tuttavia, ciò necessariamente comporterà, già se ne notano i principi, l’allontanamento dalle posizioni politiche e dalle figure scomode.

In passato ciò è già accaduto con Silvio Berlusconi, passato dalle critiche alla Merkel e Sarkozy al votare la fiducia al governo tecnico di Mario Monti, succeduto proprio a lui a Palazzo Chigi. A distanza di 10 anni sappiamo cosa produsse la scelta.

E’ il tempo dei patrioti. Non degli interessi delle cancellerie europee

Siamo e saremo ancora convinti che sia un errore farsi dettare l’agenda politica dai propri oppositori. Trappola in cui il centrodestra, con Draghi, rischia di cascare a pié pari.

Governare è certamente importante, ma non si dovrebbe fare con chi magari ha autorizzato processi per crimini inesistenti. Non si dovrebbe con chi ha idee di Europa, immigrazione clandestina, sacralità della vita e società totalmente agli antipodi. Inoltre, la scelta di rinnegarsi così rischia di rivelarsi boomerang, dato che gli elettori difficilmente comprendono certe azioni E’ il tempo dei Patrioti e della prosecuzione del proprio impegno politico, nel nome dei reali interessi degli italiani. Non certo delle cancellerie europee.

Tommaso Alessandro De Filippo

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3 Commenti

  1. Votero’ FDI se e quando ci manderanno a votare , questa giravolta opportunista della Lega che si e’ fatta infinocchiare da Berlusca non mi va giu’

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