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Il Pd: la più grande contraddizione della politica italiana

by Giulio Romano Carlo
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pd, bandiera

Roma, 10 nov – Il 14 ottobre 2007 venne alla luce una delle più grandi contraddizioni del panorama politico italiano a livello nazionale. Un manifesto sicuramente interessante, unione politica di forze democratiche, progressiste, socialiste per una riforma europeista e per dare sbocco a un’azione comune. Nacque il Pd.

Il Pd e la sovranità popolare: un rapporto difficile

Non è andata proprio così, essendo sempre in linea per poter avere un posto in parlamento o al governo e mai per essere una formazione designata dalla volontà popolare, espressione della sovranità nazionale.

Il Pd eredita la tradizione culturale essenzialmente di due forze politiche che hanno prodotto grandi scandali nel sistema giuridico e politico del nostro ordinamento: non a caso tutti coloro che ne fanno parte dal 2007 ad oggi si sono distinti fra le fila chi della Democrazia Cristiana e chi del Partito Comunista. Storicamente, si dice che il Pd è nato come formazione unica di partiti di centro-sinistra, forse sarebbe più opportuno dire che nel Pd si sono distinti molti fra coloro che sono stati fautori di illeciti amministrativi, economici ma anche “politici” verso la fine della Prima Repubblica. Gli ideali sono fondamentali in politica, ma come può essere il Pd una formazione organica nel pensiero politico quando si è arrivati addirittura a parlare con questo tipo di realtà di catto-comunisti? Pensieri opposti, idee opposte, modalità di attivismo opposte unite solamente da una “poltrona” in parlamento e nel resto delle sedi istituzionali.

Da Monti al giallofucsia

Già alla premessa di quel lontano 14 Ottobre 2007, i principi sui quali si fonda il Pd sono abbastanza discutibili se non contraddittori e configgenti. Il momento della verità arriva subito: alle elezioni politiche del 2008 esce sconfitto, ma dopo la crisi del governo Berlusconi IV, entra nelle istituzioni appoggiando la fiducia a Monti nel 2011. Da lì, è un momento nero: la grande recessione, una politica economica spregiudicata con una tassazione ed una pressione fiscale che soffocano i cittadini. Per molti anni, pur non essendo mai arrivato ad una maggioranza “votata” per espressione del principio della sovranità popolare, il Pd riesce ad intrufolarsi nelle istituzioni fino al 2018.

In questo periodo tra le fila del Pd si registrano innumerevoli indagati, mentre il partito si rende protagonista di tutta una serie di decisioni che hanno portato all’aumento del flusso migratorio, all’equiparazione fra lavoro pubblico e lavoro privato con molti italiani che pur essendo dipendenti pubblici hanno rischiato di perdere la propria forza economica a causa del “magico duo” Renzi-Boschi. Lo stesso Renzi che aveva promesso di non tornare mai più in politica ma che adesso è ritornato alla ribalta con la sua nuova “azienda”, Italia Viva.

Passato il periodo del governo gialloverde, il Pd ritorna in sella trovando un alleato qualunquista quanto lui, quel Movimento 5 Stelle che adattandosi alla logica ereditata dai “piddini” per non perdere la poltrona perde la dignità alleandosi proprio con la forza con la quale tutti, coscienziosamente o no, avevano il dito puntato. Un governo che, oltre a non essere in linea con la volontà del popolo italiano, ha ridotto la democrazia a mera demagogia. E un partito che ha disgregato ogni coscienza civile, con un pseudo-progressismo alimentato da una sete di potere senza limiti che però è lesiva nei confronti di chi ne subisce le conseguenze, il popolo italiano, ovvero l’unico reale sovrano di questa nazione.

Giulio Romano Carlo

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1 commento

Commodo 20 Novembre 2019 - 12:52

La più GRANDE CONTRADDIZIONE della politica ITALIANA è il “popolo” , (popolazione?…), Italiano. Il solo FATTO che quell’ indecente ASSOCIAZIONE a DELINQUERE che è il pidiessismo prosperi ed abbia tanta VOCE IN CAPITOLO proprio in ITAGLIA, vuole dire, quantomeno, MOLTO contro il “popolo” ITAGLIANO.

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