Roma, 15 apr – C’è la resistenza di serie A e la resistenza di serie B. Dalle parole del presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, Gianfranco Pagliarulo, si evince tutta l’ipocrisia della sinistra rispetto la crisi russo-ucraina. Se da una parte il Partito Democratico e il governo stesso spingono sull’agenda Nato di riarmo con pieno ed indiscusso appoggio al governo Ucraino, dall’altra i partigiani d’Italia non vogliono che la resistenza sia sporcata con accostamenti arditi. Ma come, Bella ciao non è la canzone dei popoli liberi in lotta con l’invasore, il canto universale di chi combatte? Evidentemente ci sono dei paletti anche per loro.

La resistenza di serie A

Capiamoci un momento. È giusto non ridurre tutti i combattenti a partigiani de noialtri, in Ucraina si sta combattendo sul serio a prescindere da come la si pensi sull’argomento. Ciò che stupisce è che Pagliarulo nell’arroganza che contraddistingue i tribuni della verità si dimentica che sono stati proprio loro ad esportare il mito della resistenza e proiettare su tutti i popoli oppressi, su tutte le minoranze e su tutti i non meglio identificati “altri” la sagoma del partigiano. O meglio, sono stati loro a proiettare sulla parola partigiano un chiaro connotato politico antifascista. Un termine che in realtà identifica una persona di parte e in guerra quella formazione di irregolari che si batte dietro le linee nemiche con le armi della guerriglia.

Non proprio un’invenzione antifascista insomma, ne parla anche Schmitt in un celebre saggio del 1962, in cui riconosce nel combattente partigiano delle qualità superiori al soldato regolare, in primis l’impegno politico. “Una collettività esiste come res publica, come cosa pubblica, ed è messa in discussione quando in essa si forma uno spazio estraneo alla cosa pubblica, che contraddice efficacemente quest’ultima”. Il partigiano si connota quindi come uno stato nello stato, in lotta con quest’ultimo e col sistema che pretende di annientare. Che Partigiani sono questi, quelli italiani, che fanno parte a pieno titolo del sistema e dell’ordine costituito? Quindi riformuliamo: siete voi ad aver ridotto tutti i partigiani al partigiano italiano, quello col fazzoletto rosso e il moschetto impugnato al contrario, che seppur ingigantito dalla storia è stato impegnato in maniera ininfluente sul fronte italiano, in un lasso di tempo molto breve (dal 1943 al 1945). Ora che pretendete?

La resistenza di serie B

“Sarà un 25 Aprile di memoria di liberazione e impegno per la pace. Non siamo mai stati equidistanti nella tragedia di questa guerra, eravamo e siamo dalla parte degli aggrediti e contro gli aggressori”. Queste le parole del presidente dell’Anpi durante la conferenza stampa di presentazione delle iniziative per la prossima festa della Liberazione che ha poi voluto precisare: “È giusto definire la lotta armata degli ucraini come una lotta di resistenza. Ma secondo noi sarebbe sbagliato identificare la resistenza italiana con la resistenza Ucraina“. Niente da fare quindi, gli Ucraini non si meritano di entrare nel Pantheon dell’Anpi. Fortunatamente per loro, aggiungerei, dato che si troverebbero in compagnia di Tito e Stalin.

Il ring del 25 aprile

Nei giorni scorsi, l’associazione è stata attaccata per la posizione considerata troppo morbida nei confronti di Mosca, sia nei giorni seguenti allo scoppio del conflitto, sia dopo l’eccidio di Bucha: Pagliarulo, pur condannando il massacro ha chiesto l’istituzione di una commissione di inchiesta internazionale “per appurare cosa davvero è avvenuto, perché è avvenuto, chi sono i responsabili”. Posizione non particolarmente apprezzata anche dentro il Pd dove il dibattito è aperto e dove la presidente del partito, Valentina Cuppi, in un’intervista a Repubblica, ha lanciato l’appello affinchè “il 25 aprile non diventi un ring” e si ponga fine “agli attacchi contro l’Anpi”. “L’Anpi è unita – ha precisato Pagliarulo – c’è un legittimo dibattito interno in cui sono benvenute opinioni diverse. Abbiamo assistito ad una serie di attacchi contro l’associazione di una violenza e di una volgarità inaudita. Ho scoperto, a mia insaputa, di essere putiniano, ce ne faremo una ragione”. Una gag tutta a sinistra, tra chi ha sposato l’agenda globalista filo-americana e chi ancora coltiva le suggestioni sovietiche della madre Russia.

Un colpo al cerchio e uno alla botte

Ai partigiani d’Italia non si può certo recriminare di non saperci fare con la politica. Mentre il dibattito si polarizza l’Anpi mantiene un piede su tutte e due le posizioni, filo-ucraina e filo-russa, mantenendo intatta la sua posizione di risucchia fondi e quella sul palpito del 25 aprile e della memoria istituzionale. Un cerchiobottismo all’italiana che ha ricco seguito ed è straordinariamente bipartisan. Mica si sporcano le mani nella mischia, come i loro nonni e come l’ultimo re di Alba Longa Mezio Fufezio, aspettano che le sorti della battaglia si decidano prima di intervenire sparando in aria. Una strategia che gli ha sempre fruttato un’invidiabile intoccabilità, ma che rischia di ritornargli indietro come un boomerang quando gli porteranno il conto.

Sergio Filacchioni

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6 Commenti

  1. L’ Anpi dovrebbe essere schierata contro tutti ma sa bene che se non parassita come sempre muore. E, morire con onore, non è proprio il suo forte.

  2. Quelli della foto sembrano essere una “simpatica”, furba, datata combriccola di mantenuti ben lontana dai cruenti ed infami gg.

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