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Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

Roma, 20 – E il censuratore finì censurato. Avete presente l’Anpi, sempre attiva nella vigilanza democratica delle città medaglia d’oro, d’argento, di bronzo e di legno alla resistenza? Si, gli stessi che chiedono a gran voce chiusure di sezioni non allineate al pensiero unico della sedicente guerra di liberazione? Ora piangono, lacrime amare, perché vengono a lor dire estromessi dalle Feste dell’Unità estive organizzate dal Partito Democratico.

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La “colpa” dell’Anpi è l’essersi schierata per il fronte del no al referendum costituzionale, cavallo di battaglia invece del premier – e leader del Pd – Matteo Renzi. Un conflitto quasi ontologico, dato che l’ex sindaco di Firenze ha personalizzato talmente tanto la consultazione da renderla quasi un “o con me o contro di me”. Netta la scelta dell’associazione dei partigiani, che però gli sta costando lo spazio storico che poteva vantare in occasione degli appuntamenti collettivi del fu Partito Comunista. Spazio che a questo giro non viene concesso o, laddove la presenza viene ammessa, è solo a condizione di non parlare del referendum.

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“Non c’è stato nessun invito formale. In passato nelle Feste dell’Unità veniva dato uno spazio alle locali sezioni, in cui ovviamente l’Anpi fa quello che vuole”, spiega il presidente Anpi, Carlo Smuraglia, intervistato da Repubblica. “L’Anpi – continua – ha una sua dignità e autorevolezza. Non può andare in un luogo in cui si pongano limiti alla manifestazione delle proprie opinioni. Il Pd non ha rispetto della nostra storia“. Non manca un parallelo storico: “Ai tempi di Togliatti e Berlinguer si andava alle feste dell’Unità perché si incontravano gli amici e si scambiavano le idee”. Ma Smuraglia si è accorto che siamo nel terzo millennio?

Nicola Mattei

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2 Commenti

  1. Ma se il 25 Aprile l’ANPI ha fatto sfilare i Palesitinesi seguaci del Gran Mufti El Husseini, alleato di Hitler e amico di Eichmann. Ma l’ANPI oggi fa solo ridere.

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