Roma, 8 nov – Tra i ministri più superflui della storia d’Italia, onorata di un dicastero per soli motivi «epidermici», Cécile Kyenge non ha mai perso occasione per portare avanti la sua personale battaglia immigrazionista: dallo ius soli all’abolizione del reato di immigrazione clandestina, fino ad arrivare alla denuncia di presunti attacchi razzisti rivolti alla sua persona (e addirittura il marito la sconfessò). Dopo mille fallimenti e dopo un fruttuoso tour estivo sulle navi Ong sequestrate, la Kyenge torna ora alla carica con un’idea geniale: un movimento di soli «afro-italiani».

Il nome del contenitore è Afroitalian Power Initiative (perché, si sa, l’inglese fa sempre chic). Un nome che riecheggia apertamente lo slogan black power («potere nero»), utilizzato dagli afroamericani per vantare un certo orgoglio razziale e l’esistenza di presunti «valori neri». In sostanza, pur non trattandosi di un partito, la matrice politica e ideologica dell’iniziativa è chiarissima. Basta leggere la presentazione del progetto: «Afroitalian Power Initiative (API) è un percorso di rafforzamento economico e politico della Diaspora Africana in Italia. […] Si pone il doppio obiettivo di rafforzare la partecipazione della diaspora alla cooperazione, e di costruire un quadro partecipativo che consenta alla stessa diaspora di affermare la propria cittadinanza in Italia, in Europa». In pratica, è solo un altro modo per contrabbandare lo ius soli.

Ma non solo: «In un momento in cui assistiamo alla crescita dell’afrofobia e alla marginalizzazione delle iniziative degli afro-italiani in Italia, Afroitalian Power Initiative vuole rianimare gli attori sociali afro-italiani per il bene dell’Italia». E così, dopo la xenofobia, l’omofobia e la mixofobia, ora abbiamo anche l’afrofobia, l’ennesimo nome cacofonico che vuole mettere in scena il vittimismo della minoranza di turno: «Viviamo un momento storico in cui il rispetto della nostra identità di afro-italiani e dei nostri diritti sono costantemente messi a repentaglio: c’è chi vuole impedire ai nostri figli di usufruire dei servizi scolastici, c’è chi ci discrimina per il colore della pelle, c’è chi ci impedisce di vivere da persone libere». Capito? Vivevamo nell’Alabama dell’Ottocento, ma non ce ne eravamo accorti.

Valerio Benedetti

Commenti

commenti

5 Commenti

  1. Impreparata,inadeguata, parziale e disinformata……….biancoide o negroide che sia , una comunistoide resta sempre tale , africana o italiana non cambia nulla………la sostituzione razziale è il loro principale obiettivo, la loro ipocrisia buonista è finta e bugiarda……… Dietro alla codardia e vigliaccheria di tali personaggi sinistrorsi si nascondono le volontà più vomitevoli e nauseabonde………una cloaca.

  2. strano però,
    la comunità Filippina (una delle più “vecchie” presenti in Italia e formata da circa 150.000 cittadini) non ha mai avuto bisogno di nessuna “Keynge” che fondasse un Filippo-power e stigmatizzasse la “Filippofobia”….

    forse perchè in “gabbio” di Filippini ce ne sono meno di quaranta e tranne che per un caso famoso, non hanno mai occupato le cronache nere dei giornali ?
    o forse perchè non hanno mai avuto una Keynge che perorasse la loro causa ?

    agli Afropowerini (penso si chiamino così gli aderenti all’Afropower) l’arduo dilemma.

  3. Si presentano come clandestini,li fanno entrare come ospiti a carico degli italiani,e adesso(come previsto)comandano o vogliono comandare in casa d’altri.Io non mi offendo se gli africani a casa loro vogliono restare africani,ma loro si offendono se gli italiani vogliono la loro patria italiana.Devono ringraziare i de….i italiani che metterei tutti in galera che li hanno fatto entrare!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here