Roma, 8 nov – Il governo gialloverde trova la quadra sulla riforma della prescrizione, che entra nel ddl Anticorruzione ma entrerà in vigore soltanto a partire da gennaio 2020.

Niente crisi di governo, quindi. Il vicepremier e capo politico dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, aveva avvertito fino all’ultimo che senza accordo l’esecutivo sarebbe andato a casa. Ora invece, dopo poco più di mezz’ora di vertice a Palazzo Chigi, il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, annuncia: “Riforma prescrizione: accordo trovato, ma solo con tempi certi“.

“Entrerà in vigore in modo posticipato, nell’ambito della riforma epocale della giustizia penale, l’anno prossimo”, spiega il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (presente al vertice, insieme al premier Giuseppe Conte). Ma al di là dei toni trionfalistici, i 5 Stelle in realtà ingoiano il rospo, visto che volevano portare la riforma in Aula il prima possibile.

D’altro canto, lo slittamento del blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna che di assoluzione – tanto voluto dai pentastellati – ha un senso. Perché nel frattempo il ministro Bonafede avrà il compito di “riformare il processo penale”, per evitare che i tribunali vengano congestionati da processi infiniti.

“La mediazione è stata positiva, accordo trovato in mezz’ora. Voglio tempi brevi per i processi. In galera i colpevoli, libertà per gli innocenti. La norma sulla prescrizione – spiega Salvini – sarà nel ddl ma entra in vigore da gennaio del 2020 quando sarà approvata la riforma del processo penale. La legge delega, che scadrà a dicembre del 2019, sarà all’esame del senato la prossima settimana”.

Insomma, l’asse Lega-M5S tiene anche stavolta. Ma sulla base di un accordo che va oltre l’intesa sulla prescrizione. Infatti, secondo quanto riportato da fonti di Palazzo Chigi, Salvini si sarebbe fatto promettere da Di Maio che i pentastellati la pianteranno di diffondere gossip sui leghisti che hanno procedimenti giudiziari in corso. Il capo politico del M5S dal canto suo avrebbe preteso rassicurazioni sulla tenuta del governo.

Sì, perché il voto anticipato – almeno per i 5 Stelle e per Di Maio in primis – va evitato come la peste, sondaggi alla mano. E dopo l’ennesima vittoria politica di Salvini – che con questa mossa rimanda tutto a dopo le europee di maggio 2019 – difficilmente il M5S risalirà nei consensi.

Adolfo Spezzaferro

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