sarkoRoma, 14 dic – “Hanno dovuto fare un’ammucchiata tutti insieme, sinistra e finta destra, socialisti e repubblicani, banchieri e giornali, contro la Le Pen”. Matteo Salvini ha commentato così il risultato dei ballottaggi delle elezioni regionali francesi e la “sconfitta” del Front National, che in testa in sei regioni su tredici al primo turno, non è riuscito ad aggiudicarsi nessuna presidenza a causa della versione inedita del “Fronte Repubblicano“, ovvero con la sinistra che in massa è andata alle urne a votare il partito di Sarkozy.

E’ servito dunque il partito unico e trasversale delle élite per fermare l’avanzata di Marine Le Pen, che nella sua analisi elettorale spiega come “le forze politiche non si dividono piu’ in destra e sinistra ma in mondialisti e patrioti. I mondialisti vogliono la dissoluzione della Francia e del suo popolo nel grande magma mondiale, i patrioti credono che la nazione costituisce lo spazio protettore dei francesi“.
Una analisi lucida di come ormai le categorie politiche stiano cambiando, di come ormai il confronto sia tra “l’alto il basso”, tra élite finanziarie e tecnocratiche a cui si oppongono le forze sovraniste, di popolo, identitarie.


E in questo scenario il Front National, pur con tutti i suoi limiti, rappresenta quel “sindacato etno-culturale della Francia reale“. Una via che sembrava aver intrapreso anche l’alleato designato di Marine Le Pen in Italia, quel Matteo Salvini fino a poco tempo fa apparentemente lanciato nella trasformazione della Lega Nord in un soggetto nazionale e sovranista, trasformazione fermata (o semplicemente rallentata) dopo l’apparizione berlusconiana l’8 novembre a Bologna, ma che nel commento al voto francese sembra riapparire: “ormai la riscossa delle persone perbene non la ferma più nessuno, potranno rallentarla ma non bloccarla: Grazie Marine!”. le-pen-salvini

Certo, la Le Pen parla di “mondialismo”, “nazione”, “francesi”, Salvini spesso si limita a “gente per bene” e ad auspicare “un paese normale”. Colpa forse di un dibattito politico italiano meno ideologizzato di quello francese e dell’anomalia di un partito, tradizionalmente regionalista, che tenta ora (su spinta del suo segretario ma con grandi resistenze interne) di trasformarsi dal “sindacato del nord” contro il centralismo romano, nel “sindacato degli italiani” contro la tecnostruttura di Bruxelles e i poteri sovranazionali.

E’ ormai abbastanza chiaro che dentro la Lega c’è chi, come Maroni e altri “colonnelli”, altro non voglia che continuare a starsene sopra il Po riproponendo vecchi schemi e vecchie alleanze. Un po’ per mere questioni di poltrone, un po’ per miopia politica. Una strategia che potrà forse (ed è tutto da dimostrare) portare risultati a brevissimo termine alle prossime amministrative, ma che in un’ottica più ampia e futura di chi vede solo dalla punta del proprio naso fino all’inizio degli Appennini o delle Prealpi, non porterà da nessuna parte.

Sia perché l’incoerenza di fondo nell’esaltare la Le Pen e stringere accordi con chi come Berlusconi dice di “non imitarla” in quanto “moderato” resta, sia perché la politica europea va in una direzione opposta in cui l’elettorato di riferimento è sempre meno moderato e dove la coerenza e l’intransigenza pagano. Lo dimostra la Le Pen in Francia, ma anche il successo recente dello stesso Salvini, il Cinque Stelle e il crescente astensionismo in Italia. Il segretario della Lega deve prendere una decisione, tra l’accettare l’ingombrante presenza di un uomo politico finito e tenuto in vita solo dal proprio potere economico e mediatico, riproponendo categorie politiche esclusivamente italiane e vecchie di vent’anni, o capire chel’Italia e l’Europa di oggi e di domani sono un’altra cosa.

Davide Di Stefano

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4 Commenti

  1. Solo chi ha in programma la sovranità dell Italia e che vuole farci sganciare dalla resa incondizionata , un programma per la nostra industria ,la nostra agricoltura, come creare lavoro difendendo gli interessi nazionali …
    Poi c’è chi invece di programmi spartisce mance ad alcune categorie che segue la teoria dell olio che cola e che accontenta chi sta sotto ….e lo chiamano statista ?
    Mi immagino i libri di storia che studieranno i nostri figli a scuola ….e chi decide i programmi e gli autori dei libri approvati ?
    Babbo Natale ?

  2. si e non ce’ neanche una testata giornalistica che faccia le vostre analisi radicali e coraggiose, sono tutti mondialisti in italia io ormai non comunico neanche piu’ con i miei compatrioti.
    mancano gli eroi e la situazione e’ disperatissima.

  3. Ma Salvini è indispensabile per poter fare un partito/movimento ETNOnazionale? Non è a lui che manca il coraggio, ma a tutti quelli che da 70 anni si definiscono “nazionalisti” e poi vanno in giro con individui diversamente bianchi per farsi accettare dalla “gente perbene”. Si abbia almeno il coraggio di riconoscerlo.

  4. Salvini come tutti gli altri saltimbanchi della politica partitica italiana è tutto tranne che un opportunità di futuro, di avanzata, per il nostro paese. E chi “compare” con lui ieri, oggi o domani è e sarà complice della resa incondizionata del nostro paese alla globalizzazione e al nichilismo.

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