Home » Salvini non si è mai ripreso dal Papeete. E la “Lega moderata” è un fallimento annunciato

Salvini non si è mai ripreso dal Papeete. E la “Lega moderata” è un fallimento annunciato

by Valerio Benedetti
3 comments
Salvini

Roma, 2 feb – Se i grillini sono scesi dalle 5 stelle alle 5 stalle, anche Matteo Salvini pare ben avviato sullo stesso percorso. Non si spiega altrimenti la svolta moderata della Lega, che ha raggiunto il suo culmine con il «capitano» che dà dell’«estremista» a Giorgia Meloni. Questa posizione è molto interessante. Non tanto per il suo contenuto, che è palesemente falso, ma perché tradisce un’adesione totale alla narrazione del nemico.

Prendere le distanze dall’«estremismo» della «destra», segnalando così di voler incarnare un’alternativa «presentabile» e «moderata» alla sinistra, si inserisce appieno in quello che taluni intellettuali chiamerebbero frame, cioè la «cornice di senso» del discorso dominante. Spiegato in maniera più facile: criticare la Meloni è legittimo (spesso pure sacrosanto), ma farlo da posizioni e con linguaggio da circolo Anpi è solo patetico. E testimonia un fatto incontrovertibile: Salvini sta ancora smaltendo i postumi della sbronza rimediata al Papeete.

Ascesa e caduta di un leader

Per capire i motivi del fallimento conclamato del «capitano», facciamo un passo indietro. Salvini diventa segretario della Lega Nord con il partito travolto dal caso Belsito e prossimo alla scomparsa: alle elezioni politiche del 2013, infatti, il Carroccio raccoglie un misero 4%. È allora che il giovane leader intraprende un percorso che lo porterà, alle Europee del 2019, ad aggiudicarsi un invidiabile 34%, sbaragliando così qualsiasi concorrenza. La ricetta di questo successo è chiara: trasformazione della Lega da partito macroregionale a partito nazionale, uso rivoluzionario dei social, toni radicalmente populisti, programma radicalmente sovranista. Cioè tutto il contrario della Lega di oggi: ritirata verso nord, linguaggio sempre più annacquato, riposizionamento moderato, ritorno agli antichi (e frusti) temi da centrodestra terminale.

La sbronza di Salvini al Papeete

Ma perché questo suicidio? Tutte le strade, stavolta, non portano a Roma (ladrona), ma a Milano Marittima. Sulla riviera romagnola sorge infatti il famoso Papeete, locale spesso frequentato da Salvini durante il periodo estivo. Nell’agosto del 2019, il «capitano» tenta il colpaccio a danno dei grillini, ormai in coma irreversibile e quindi sempre più ostruzionisti nei confronti dell’alleato di governo. Inutile ragionarci troppo: era opportuno e inevitabile lo strappo? Non lo sappiamo. Quel che è certo è che la storia è sempre stata crudele con le buone intenzioni: la mossa si è rivelata un totale fallimento, e così sia.

Da allora Salvini ha perso il «tocco magico». E la sua leadership ha cominciato a vacillare. A prendere le redini della Lega è stato di fatto Giancarlo Giorgetti, l’eminenza grigia del Carroccio. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: in perfetto stile Pd, anche la Lega pensa di poter governare sbattendosene del consenso. Certo, è giusto un po’ di sano realismo e approntare una strategia, anziché vivere alla giornata e di sparate social. Ma la Lega non è il Pd, e Salvini non è Franceschini.

Tattica e strategia

Dopotutto, il dato mi pare evidente: alle Europee del 2019 il fronte sovranista (Lega e Fdi) si è aggiudicato il 40% dei voti. Quella era la direzione da seguire, la base su cui costruire. Chiaramente un affinamento – soprattutto nella comunicazione – era necessario: non puoi stare sempre sopra le righe, bisogna agire su più livelli, e l’approccio alla piazza spesso non funziona a palazzo. Un conto, però, è dosare i registri, tutt’altro è sconfessare una ricetta vincente. Tattica e strategia, infatti, sono due cose molto differenti. E la strategia centrista e moderata del nuovo corso leghista è chiaramente perdente. Tra la piazza e il palazzo c’è di mezzo un mare: quel mare si chiama politica. E Salvini ha dimostrato di non saperla fare.

Valerio Benedetti

You may also like

3 comments

Cesare 2 Febbraio 2022 - 12:35

dal sito; maurizioblondet.it
Sul Wall Street Journal: Draghi ha riportato il fascismo in Italia- 2 Febbraio 2022

(MB: Gli americani hanno i loro difetti, ma sanno riconoscere un Fascismo quando ne vedono uno all’estero. Prima che me lo scriviate voi: La piccolissima differenza è che il fascismo precedente si è sforzato di rendere il suo popolo più numeroso (premi alla natalità), più sano (colonie estive) e più istruito (liceo classico), mentre il fascismo di Draghi e Speranza il suo popolo lo sta deliberatmente ammazzando, rendendo malato e invalido con gli effetti avversi, analfabeta con la DAD…)

Steve Hanke, del WSJ
“L‘Italia continua a schioccare più forte la frusta fascista. Già esclusi da ristoranti, palestre, mezzi di trasporto locali e altro, gli italiani non vaccinati di età pari o superiore a 50 anni inizieranno a rischiare 100 euro di multa a partire dal 15 febbraio. Sì, i fascisti sono tornati”……………………

Reply
Peppino coppola 2 Febbraio 2022 - 9:25

Qual è la visione dello Stato della lega, al di là della secessione prima e del federalismo a favore delle regioni del nord ora? Questo evanescente programma consente alla lega continui capovolgimenti di fronte e contraddizioni. È evidente che il progetto nazionale della lega a sud è fallito, attirando unicamente transfughi di altri partiti convinti di salire su un carro vincente. Vedremo se la conversione al centro sarà accettato al nord o segnerà il declino di Salvini e lega nord.

Reply
jenablindata 4 Febbraio 2022 - 12:04

TRADITORI.
….

ma NON ne uscirete interi….e non vincerete:
gli italiani ne hanno le palle piene,e non hanno più pazienza:vogliono gente COERENTE in politica,
con programmi di governo CHIARI e RISPETTATI RELIGIOSAMENTE.

e ce la pagherete cara,alle prime elezioni.

Reply

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati