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Immigrati: partito corteo a Castel Volturno, 'Stop Razzismo'Cagliari, 6 giu – Doveva essere un dibattito come tanti sul tema immigrazione quello tenutosi lo scorso 12 maggio alla fiera di Cagliari, ma chi ha assistito a “Sardegna terra di accoglienza”, come è stato intitolato, si è dovuto ricredere. L’esposizione delle tesi da parte dei relatori (i protagonisti della “macchina dell’accoglienza sarda”), la quantità di contraddizioni, le ambiguità e le palesi discriminazioni nei confronti dei sardi lo hanno tramutato in una sagra dell’assurdo: in sintesi è stato teorizzato un esperimento di ingegneria sociale denominato “seconda accoglienza” da collaudare nel “laboratorio Sardegna”. In pratica una vera e propria sostituzione di popolo.



Il tutto ha inizio con la visione di un docu-film (prodotto con fondi regionali) che tenta di equiparare l’integrazione degli istriani, dei liguri e dei siciliani in Sardegna con quella dei “migranti” africani e asiatici che oggi l’isola continua ad accogliere senza limite nei suoi hotel con non pochi problemi. Il colpo da maestro, la regista Giosi Moccia, lo raggiunge però nell’accostare l’“accoglienza” odierna a quella che il regime fascista riservò ai veneti per popolare la città di fondazione Mussolinia di Sardegna (oggi Arborea). Terminata la proiezione si passa alla tavola rotonda. I relatori fanno a gara per dimostrare chi è più ortodosso nel seguire e superare gli auspici della Boldrini e dell’ex ministro dell’Integrazione Kyenge sul fenomeno migratorio. Emerge infatti una sola, categorica, linea di pensiero: dobbiamo accogliere tutti coloro che arrivano perché scappano dalla guerra e sfruttare questo fenomeno per risolvere il problema demografico della Sardegna nonché quello delle sue terre incolte! Quando prende la parola Don Marco Lai, responsabile della Caritas, sembra di riascoltare una recente intervista dell’ex Presidente della Regione Soru, il quale (prima della condanna per evasione fiscale che lo ha costretto alle dimissioni dalla presidenza del PD sardo ma non da eurodeputato) parlava dell’immigrazione come di una “benedizione”, come un’occasione per coltivare 120mila ettari di terre sarde e risolvere il problema dello spopolamento.

Si unisce al coro anche il capo della protezione civile Mario Graziano Nudda che vorrebbe risolvere il problema dello spopolamento con la convivenza tra sardi e “migranti” nei paesi dell’interno a rischio estinzione. C’è però chi si spinge oltre i propositi di Soru: “Bisognerebbe trovare il modo in cui queste persone possano rimanere qui con un lavoro decente”, è l’appello rivolto all’Assessorato al Lavoro da Caterina Di Bella, presidente del “Comitato Sardo di Solidarietà”, ignorando che la Sardegna presenta già tassi di disoccupazione da far rabbrividire. Infine interviene il magistrato Sergio De Nicola, secondo il quale l’introduzione dei “migranti” nel mondo del lavoro si dovrebbe realizzare approfittando dei tempi burocratici (dai 3 ai 5 anni) necessari ad accertare il diritto d’ asilo politico per gli immigrati a cui è stato negato e che, quindi, hanno fatto ricorso; il magistrato non lo dice, ma in questo modo anche a chi viene rigettato tale ricorso (dopo 6-8 anni totali di soggiorno in albergo pagato con i nostri soldi senza alcun diritto) sarà concesso di rimanere in Italia perché, prevedibilmente, riceverà un permesso di soggiorno con il sistema della “seconda accoglienza”!

È lo stesso magistrato che invita a contrastare l’opinione pubblica contraria a questi progetti che dovrebbero vedere nella Sardegna il loro “laboratorio”. Il dibattito si svolge in una terra dove gli abitanti convivono da anni con la disoccupazione al 17%, quella giovanile al 56,4%  e in 7200 hanno abbandonato l’ isola nel solo 2015  per cercare fortuna altrove. Davvero i soloni dell’accoglienza pensano che i sardi da loro ignorati e abbandonati resteranno a guardarli mentre cercano di trovare una “prospettiva lavorativa” per gli immigrati? È questione di priorità e di tempo.

Vittorio Susinno

https://www.youtube.com/watch?v=PyhKp50XztU

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4 Commenti

  1. Penso che a questo convegno abbiano parlato dei buontemponi del tipo,vai avanti tu che a me vien da ridere,non si vuole risolvere il problema alla radice,perchè la gente non trova lavoro e perchè se ne va altrove,le risposte di comodo le danno i soliti sinistroidi o moderati dal culo peso.

  2. A Cagliari maggioranza assoluta alle sinistre mondialiste. Vorrà dire che daranno contenti dell’invasione islamica africana.

  3. Quando scoppierà il caos, col sangue che scorrerà per le strade, i mondialisti dovranno nascondersi nelle viscere della terra.

  4. Ho paura che il Sig. Giuseppe abbia ragione. In Sardegna, la mentalità catto-comunista-mondialista è molto radicata, e non solo nelle cosiddette elite. Si lasceranno invadere compiacenti, e forse solo a disastro avvenuto qualcuno si accorgerà dell’ errore.

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