Roma, 6 nov – Nel corso degli anni abbiamo assistito allo sviluppo di dibattiti ed osservazioni relative al posizionamento dei partiti italiani considerati “sovranisti” all’interno del Parlamento europeo. Il centro della discussione si è rivelato la Lega, che dopo il successo delle elezioni europee del 2019 scelse di formare il gruppo Identità e Democrazia insieme a Marine Le Pen ed ai tedeschi di Alternative für Deutschland. Attorno a tale schieramento, sin dal principio, si è schierato una sorta di “cordone sanitario” pronto a tacciare di estremismo il blocco.



Per Fratelli d’Italia il destino è apparso leggermente differente. Se le critiche per l’adesione al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, di cui Giorgia Meloni è presidente, sono state numerose, è da annotare che le considerazioni in merito alla scelta sono state differenti rispetto a Id. L’Ecr vide la propria nascita per mano dei conservatori britannici e polacchi. Inoltre, esso è ancora oggi contenitore dei principali partiti conservatori del mondo, anche se provenienti da nazioni non facenti parte del continente europeo. Ad esempio, all’interno figurano il Likud, oltre al Grand old party statunitense. Un insieme di anime politiche che ha permesso di considerare l’intero partito come una sorta di testimonianza storica.

Uno schieramento unico per i “sovranisti” al Parlamento europeo?

Nel corso degli anni è apparso evidente come la distanza tra i pur molteplici schieramenti “sovranisti” rappresentati al Parlamento europeo abbia prodotto delle difficoltà. A partire da una forza inferiore a quello di Socialisti e Verdi, che ha abortito sul nascere qualsiasi iniziativa volta ad osteggiare l’ideologia liberal. Problematica assodata che potrebbe trovare soluzione nel progetto politico presentato da Matteo Salvini negli scorsi mesi e di recente ribadito.

Il leader leghista ha proposto la fusione di Id, Ecr e delle anime maggiormente conservatrici del Ppe al fine di creare un partito unico dei sovranisti al Parlamento europeo. Tale idea ha ottenuto l’immediata approvazione dei leader ungheresi e polacchi, con cui il capo del carroccio ha già tenuto vertici riguardanti l’iniziativa.

Al fine di perseguire l’obiettivo, resta prioritario per Salvini risolvere le divergenze interne allla Lega, dove la distanza dalle idee “filo Ppe” di Giorgetti appare incolmabile. Far convergere l’animo centrista di una parte di Forza Italia in un progetto politico di tal fatta, inoltre, non sarà facile. Tuttavia, la creazione di un recipiente politico che sappia produrre sintesi ed unire istanze conservatrici e sociali avrebbe aspetti positivi ed auspicabili. Ad esempio, creerebbe un fronte dotato di numerico considerevole che difenderebbe le libertà personali, l’occupazione e la sicurezza dalle derive di liberal e socialisti. Necessità che con la probabile elezione del prossimo cancelliere tedesco di matrice Spd appare fondamentale.

Un gruppo unico della destra in Europa sarebbe una importante e promettente scommessa che avrebbe, dall’altro lato, rischi sui quali ragionare. Anzitutto perché non garantirebbe necessariamente una visione comune sulle priorità relative al nostro interesse nazionale (lotta all’assetto istituzionale della Ue, alla moneta unica ed all’austerità su tutte). Insomma, l’aspetto fondamentale del progetto dovrà essere la capacità di trovare una sintesi costruttiva e ben definita sulle battaglie da condurre per stravolgere questa dannosa Unione.

Tommaso Alessandro De Filippo

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