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Roma, 22 mar – “Siamo di fronte alla più grave crisi che il Paese sta vivendo dal secondo dopoguerra. La morte di tanti concittadini è un dolore che ogni giorno si rinnova”. Così il premier Giuseppe Conte, in un irrituale discorso alla Nazione su Facebook, ha annunciato la decisione da parte del governo di “chiudere, in tutta Italia, ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, cruciale indispensabile a garantirci beni, servizi essenziali“. Di fronte alla rapida e continua diffusione del contagio da coronavirus su tutto il territorio e viste le ordinanze fortemente restrittive già emanate dalle Regioni più colpite dall’epidemia, in tardissima serata Conte ha parlato agli italiani (o meglio agli utenti Facebook) spiegando di aver deciso di “compiere un altro passo” e di inasprire ulteriormente le restrizioni per il sistema economico nazionale, almeno fino al 3 aprile.

Conte: “Saranno garantiti i servizi pubblici essenziali”

Conte non ha spiegato nel dettaglio quali saranno le attività chiuse, ma ha annunciato che “una lista delle attività che potranno restare operative è stata compilata”. Poi ha chiarito che non chiuderanno i supermercati e i negozi di alimentari (ecco perché ha esortato a non correre all’assalto delle scorte: “Invito tutti a mantenere la massima calma: non c’è ragione di creare code, che in questo momento non si giustificano affatto”), né le farmacie. Saranno garantiti, ha detto il premier, i “servizi pubblici essenziali”: ad esempio “servizi postali, assicurativi, finanziari, i trasporti”.

“Consentiti solo smart working e attività produttive rilevanti”

“Al di fuori delle attività ritenute essenziali”, ha precisato il premier, “consentiremo solo lo svolgimento di lavoro in modalità smart working, e consentiremo solo le attività produttive ritenute comunque rilevanti per la produzione nazionale“. “Rallentiamo il motore produttivo del Paese, ma non lo fermiamo. E’una decisione non facile, ma che ci consente, ci predispone ad affrontare la fase più acuta del contagio. Necessaria per contenere quanto più possibile la diffusione dell’epidemia. L’emergenza sanitaria – ma lo avevamo previsto – si sta tramutando in emergenza economica. Ma lo Stato c’è – ha detto convinto Conte – , il governo interverrà con misure straordinarie che ci consentiranno di rialzare la testa e ripartire quanto prima”.

Certo, che se “lo Stato c’è” significa rimediare 25 miliardi con tassi d’interesse salatissimi, con cui non si può minimamente difendere l’economia nazionale, oppure – peggio ancora – evocare il famigerato Mes, che ci farebbe piombare la Troika in casa, c’è poco da stare tranquilli. Al di là della legge marziale giallofucsia (che già fa ridere così), in cui peraltro tutta la responsabilità viene addossata ai cittadini – “non uscite, è colpa vostra se si diffonde il contagio” – all’atto pratico, dopo aver condannato all’epidemia gli italiani non chiudendo le frontiere e non mettendo in quarantena chi avrebbe potuto diffondere il Covid-19,  finora non è stato fatto nulla di davvero efficace a difesa di imprese e famiglie.

Adolfo Spezzaferro

8 Commenti

  1. Provate a chiudere gli impianti di aria condizionata negli ospedali e a fare una seria sanificazione dei condotti.

  2. Quello che non riesco proprio a capire – vero che io non sono iscritto ad alcuno dei c.d. ‘reticoli sociali’ – e’ come possa la seconda carica dello Stato, per comunicazioni ISTITUZIONALI, rivolgersi coram populo utilizzando un mezzo (un canale) PRIVATO, tra l’altro avente i ‘servitori’ negli Stati Uniti… io lo trovo inconcepibile! Uno schiaffo in faccia alle radio ed alle televisioni, sia pubbliche che private, ITALIANE!!

  3. E’ triste ma doveroso dirlo che tra i servizi essenziali pubblici, ci sono anche quelli igienici… Chi esce necessita di poter fare pipì…, senza trovare tutto chiuso! O, per i sapientoni, è tabù parlare di certe cose?!

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