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Roma, 22 mag – Il governatore del Veneto, Luca Zaia, non accetta di tornare al voto in autunno (o al più i primi di settembre come ventilato ieri dalla maggioranza giallofucsia) e va di nuovo all’attacco del governo. “Non votare a luglio è una sospensione della democrazia, è la verità”. E’ quanto dichiarato dall’esponente leghista che ha poi specificato di prendere “atto che c’è un recupero di più di un mese e mezzo rispetto alle prime ipotesi” e “in Commissione affari Costituzionali è stato approvato un testo che prevede una finestra dal 6 settembre. Si dice che sarà un election day. E’ inspiegabile il motivo per cui il Governo possa decidere di non andare a votare a fine luglio. Qualche mio collega dice il 2 agosto”.

Zaia invoca elezioni a luglio

Secondo Zaia è assurdo pensare di non votare in estate per due motivi: in primo luogo si tratterebbe di rimandare ancora per molti mesi elezioni che si sarebbero dovute tenere in primavere, prolungando quindi la permanenza delle stesse giunte alla guida di regioni e città. In secondo luogo si porrebbe il problema di una campagna elettorale da affrontare nella settimana di ferragosto, periodo a riguardo non propriamente congeniale. “Risolto il tema di natura sanitaria ce n’è uno di natura pratica: votare a fine luglio o a fine agosto significa garantire un periodo di preparazione delle liste, di una campagna elettorale in un periodo sostanzialmente estivo, ma non vacanziero”, fa notare il governatore del Veneto. Al contrario “votare il 6 o 13 di settembre – dice Zaia – significa presentare le liste a Ferragosto e contemporaneamente fare nello stesso periodo la campagna elettorale”.

Dunque “qualcuno deve riuscire a dimostrarmi, con la legge della fisica, come sta in piedi questa cosa”. In realtà sembra tutto difficilmente spiegabile anche con la scienza politica, oltretutto a ben vedere su questo tema la confusione nel governo giallofucsia regna sovrana. Perché fino a ieri sembravano scontate le elezioni amministrative tra ottobre e novembre, d’un tratto c’è stato un cambio di rotta. Ma nessuna certezza sulle date. Un bel problema, considerate tra l’altro le lungaggini burocratiche necessarie per approntare qualsivoglia tornata elettorale.

“Impugnerò il decreto Rilancio”

Oggi però Zaia non si è limitato ad incalzare il governo sulla data del voto, è andato anche a gamba tesa contro il decreto Rilancio. “Noi abbiamo dato l’incarico al professor Bertolissi per ricorrere al Tar e alla Corte Costituzionale perché il decreto va buttato nel cestino e riscritto. Andiamo davanti a chiunque perché questo decreto è offensivo per i veneti”. Questo perché, ha spiegato l’esponente leghista, “c’è stato prima un dibattito per la dimenticanza delle zone venete rosse, poi una prima stesura rispettosa delle nostre rimostranze che poi è diventata legge, una legge in maniera irrituale, e i giuristi dicono di non aver mai visto una cosa del genere, e che è finita in Gazzetta con un nuovo testo dove noi siamo scomparsi”.

Poi Zaia, durante un intervento alla trasmissione 24 Mattino su Radio 24, ha rincarato la dose specificando ancor meglio il suo parere e le sue intenzioni: “Hanno fatto un decreto, è diventato legge, e poi per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, con un comunicato, pubblicato in Gazzetta lo correggono. Se non lo modificano d’ufficio io lo farò modificare a un tribunale perché io questo decreto lo impugno“, ha dichiarato Zaia. “In questo decreto – ha aggiunto – il Veneto è sparito come zona rossa: noi abbiamo avuto 1.820 morti, quasi 4.500 ricoverati e siamo stati martoriati, non esiste che il Veneto sia fuori dalle zone rosse“. Ma il governatore della Lega è convinto che presto il tutto verrà rivisto: “Scommettiamo che risolvono il problema prima che arriviamo in tribunale?”.

Alessandro Della Guglia

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