Roma, 21 ott – Senza i voti del Movimento 5 Stelle la manovra non si fa. E il governo se ne va a casa. Dopo l’affondo del premier Giuseppe Conte, che ha richiamato all’ordine gli alleati, il capo politico del M5S Luigi Di Maio non molla la presa e chiede una verifica su tre punti “imprescindibili”, in primis il carcere per i grandi evasori. Mentre il leader di Italia Viva Matteo Renzi, dal palco della Leopolda, delinea l’orizzonte della legislatura – fino all’elezione del nuovo capo dello Stato nel 2022 – e lancia la sua controproposta basata sulla spending review per ottenere una retromarcia sulle microtasse. I giallofucsia sono quindi a un passo dalla crisi se non si troverà la quadra nel vertice di maggioranza, che dovrebbe vedere Conte riunire a Palazzo Chigi i capidelegazione oggi pomeriggio prima del Consiglio dei ministri.

Giallofucsia in alto mare

Le posizioni degli alleati di governo appaiono inconciliabili: il ministro della Giustizia 5 Stelle Alfonso Bonafede annuncia l’intesa di massima sul pacchetto per il carcere agli evasori, con la punibilità che scatterebbe dalla soglia dei 100 mila euro. Ma Pd e pure Leu, fanno filtrare che la trattativa è ancora tutta in salita. E le misure, insistono da Iv, vanno discusse una per una prima che si arrivi a un accordo. Anche perché non è affatto detto che il decreto legge sia lo strumento adatto. Si vedrà in Cdm, ammette lo stesso Bonafede. E l’impasse è evidente, visto che formalmente né la manovra né il decreto fiscale hanno bisogno di un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri.

Gli altri nodi da sciogliere

Un nodo che andrà sciolto al vertice di oggi pomeriggio, insieme agli altri posti dai 5 Stelle: la stretta sulle partite Iva, che non vanno toccate, e le multe per chi non accetta il Pos che, sostiene il Movimento, non si possono introdurre senza prima aver abbassato le commissioni. Nessun ultimatum, aggiusta il tiro Di Maio (che pensa anche di vedere i suoi ministri, probabilmente dopo il Cdm), dicendosi “fiducioso” che alla fine si troverà un’intesa. Dal canto suo, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ribadisce che l’accordo politico si è già trovato nella lunga notte della manovra, al massimo ora si può discutere di dettagli tecnici. Non si può, insomma, stravolgere l’impianto che tra l’altro va bene anche al governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Da “condividere”, dice Visco dagli Usa, gli obiettivi di spinta alla crescita attraverso il taglio delle tasse “sui fattori di produzione” e il calo del debito. Mentre il leader della Cgil, il “compagno” Maurizio Landini, punta il dito contro chi vorrebbe allentare la lotta all’evasione o rinviare il taglio delle tasse sul lavoro: “Il governo ha preso degli impegni”, se non li mantiene i sindacati sono “pronti alla piazza”. Ma questo, per Conte, attualmente è il problema minore.

Adolfo Spezzaferro

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