Ankara, 18 ott – Un cessate il fuoco di cinque giorni per far ritirare i curdi dalla zona di sicurezza turca di 30 chilometri nel nordest della Siria e poi una conclusione definitiva dell’operazione militare. Dopo oltre quattro ore di negoziati ad Ankara, il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence annuncia l’accordo con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ferma l’aggressione di Ankara dopo nove giorni di bombardamenti e scontri che hanno provocato centinaia di morti – molti di cui civili, tra cui donne e bambini – e 300 mila sfollati in territorio siriano. In cambio, la Turchia avrà la sua “safe zone” oltre la frontiera “bonificata” dalle milizie curde dell’Ypg – ritenute “organizzazioni terroristiche” dal governo di Ankara -, insieme a un ritiro delle sanzioni non appena le armi verranno definitivamente deposte.

Anche i curdi disposti a rispettare il cessate il fuoco

Poche ore dopo l’annuncio della tregua, arriva la dichiarazione di Aldar Xelil, ex portavoce dell’amministrazione curda: “Le forze curde sono pronte a rispettare il cessate il fuoco con la Turchia in Siria“. Il comandante delle Forze democratiche siriane (Fds), Mazlum Kobane, spiega che i curdi hanno ricevuto “garanzie” sul loro futuro da Washington.

Trump: “Risultato straordinario”

“Un risultato straordinario” e “un grande giorno per la civiltà”, è il commento su Twitter del presidente Usa Donald Trump. “Grandi notizie dalla Turchia. Grazie Erdogan. Milioni di vite saranno salvate”. Un “accordo”, scrive ancora Trump, che “non si sarebbe mai potuto fare tre giorni fa. Doveva esserci un po’ di ‘duro’ amore per ottenerlo”.

Ma la Turchia avverte: “E’ solo una pausa”

Per il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu la tregua è per l’appunto solo una “pausa” delle operazioni militari, che finiranno definitivamente solo “dopo il completo ritiro dalla regione” dei miliziani curdi, che dovranno essere disarmati. Inoltre – è la richiesta di Ankara – le loro strutture militari dovranno essere distrutte.

L’accordo e la “safe zone”

L’accordo Usa-Turchia conta 13 punti e riguarda soltanto la striscia di circa 120 km di ampiezza, tra Tal Abyad e Ras al Ayn, e 30-32 km di profondità oltre il confine turco-siriano, che ricalca la “safe zone” che era stata concordata da Ankara e Washington prima del ritiro del contingente Usa e dell’inizio dell’offensiva. Erdogan intende creare una zona cuscinetto dove collocare circa 3,6 milioni di rifugiati siriani che ora vivono in territorio turco. Il resto del nord della Siria, comprese Kobane e Manbij – dove ora finalmente sventola il tricolore siriano del governo di Assad -, resta escluso e verrà discusso martedì a Sochi nel summit tra Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin, ha spiegato Cavusoglu.

Intesa anche tra Ankara e l’inviato del Cremlino

Anche l’inviato del Cremlino Alexander Lavrentiev era giunto ad Ankara per rivedere la mappa della regione, dopo essere stato a Teheran per fare il punto anche con il governo iraniano, altro alleato di Assad. “La Russia trasmette i messaggi tra Damasco e Ankara. Se la Russia rimuove gli elementi dell’Ypg dalla regione insieme all’esercito siriano, non ci opporremo“, aveva detto Cavusoglu. Su queste basi, la tregua potrebbe allargarsi anche al di là della zona di sicurezza. Adesso, con il cessate il fuoco, sarà possibile l’evacuazione dei civili sotto assedio a Ras al Ayn, da giorni sotto “intensi raid aerei”. Lì i curdi avevano denunciato da parte di Ankara anche l’uso di armi chimiche vietate come “fosforo bianco e napalm”. Accuse respinte dal governo turco.

Assad: “Damasco risponderà con tutti i mezzi legittimi a aggressione turca”

Dal canto suo, il presidente siriano Assad avverte che il governo di Damasco risponderà con tutti i mezzi legittimi disponibili all’attuale offensiva di terra da parte dei soldati turchi e dei loro alleati contro le forze curde nel nord della Siria. Giovedì, durante un incontro con il consigliere per la sicurezza nazionale irachena Falih al Fayyadh a Damasco, Assad è stato chiaro: “E’ inutile che il governo turco provi a lanciare chissà quali slogan per giustificare l’aggressione, è e resta una flagrante invasione. La Siria risponderà all’assalto e lo affronterà ovunque all’interno del suo territorio attraverso tutti i mezzi legittimi disponibili”, ha affermato il leader siriano. Questo significa che Erdogan, con il pretesto della ricollocazione dei profughi siriani, non può pensare di potersi allargare oltre la safe zone stabilita.

Adolfo Spezzaferro

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