Roma, 18 ott – “L’ultima volta che l’ho visto era qui al bar interno che dava un’intervista. Ho aspettato un po’ che finisse, poi sono andato nel mio ufficio. Da allora e’ scomparso senza un saluto. Più che a noi, di Mifsud dovreste chiedere in Gran Bretagna“. Così il presidente della Link Campus University, Enzo Scotti, in un’intervista alla Stampa sul misterioso docente maltese Joseph Mifsud, accusato dall’amministrazione Trump di essere stato l’agente provocatore che da Roma avrebbe dato il via a una complessa macchinazione contro l’allora candidato repubblicano alle elezioni presidenziali. Scotti inoltre ha definito accuse “da ridere” quelle di un altro personaggio chiave della spy story Italia-Usa, George Papadopoulos, che sostiene di averlo visto in una riunione con 007 italiani e personaggi libici.

“Da noi non ha mai insegnato”

L’ex ministro democristiano ha spiegato di aver conosciuto Mifsud “attorno al 2000”, quando il professore maltese era il direttore degli Affari internazionali dell’università di Malta, successivamente il capo di gabinetto del ministro degli Esteri di Malta, poi rettore del Consorzio universitario di Agrigento, infine professore ordinario all’università inglese di Stirling, in Scozia. “Ma da noi”, precisa Scotti, “non ha mai insegnato, non è stato un nostro professore”. Poi l’ex dc spiega: “Me ne avevano parlato benissimo sia alla London School of Economics, sia alla Queen Mary. Università prestigiose. Nel 2016 – seguita Scotti – in quanto ‘full professor’ della Stirling, lo abbiamo invitato a tenere un corso da noi“. Ma, chiarisce: “Il poverino non ha fatto nemmeno una lezione, però, perché poi è scoppiato lo scandalo ed è sparito“. Insomma, il fondatore della Link Campus prende le distanze da tutta l’oscura vicenda e fa presente che neanche in veste di docente, il misterioso maltese, non ha mai avuto a che fare con il suo ateneo. Il problema, infatti, è capire in quali altri vesti Mifsud frequentava il campus.

“Le accuse di Papadopoulos? Da ridere”

Per quanto riguarda il grande accusatore di Mifsud, ossia Papadopoulos, Scotti precisa che fu ospite alla Link Campus “per un seminario di un giorno nel marzo 2016” con il London Center of International Law Practice, un accreditato centro studi. “Era nello staff”, dichiara Scotti, “e Mifsud era il suo capo, in quanto Direttore dell’International Strategic Development e membro del Cda”. Al quotidiano torinese che ricorda al vecchio diccì che proprio Papadopoulos racconta di aver trovato Scotti nel bel mezzo di una riunione con agenti dei nostri servizi e “strana” gente libica, l’interessato risponde:
“Tutto da ridere”. E precisa: “A parte che questo genere di cose qui alla Link Campus non si fanno, perché noi studiamo l’intelligence ma non formiamo gli operativi, ma vi pare verosimile che io apro la porta e faccio entrare uno sconosciuto londinese mentre organizzo trame internazionali?“. Insomma, per Scotti, Papadopoulos mentirebbe.

Tutti aspettano che parli Conte

Alla luce delle dichiarazioni di Scotti, la spy story che coinvolge i nostri servizi segreti e il ministro della Giustizia Usa William Barr – e di cui la settimana prossima risponderà il premier Giuseppe Conte davanti al Copasir – non è più chiara. Anzi. Perché per l’amministrazione Trump il misterioso professore maltese è l’uomo chiave di tutta la vicenda. Per gli americani è una spia – altro che docente – e sarebbe stato lui ad avvertire Papadopoulos, all’epoca nello staff della campagna elettorale di Trump, di come la Russia fosse in possesso di migliaia di mail dei Democratici che potevano essere usate per screditare Hillary Clinton. A tal proposito è di ieri la notizia che Conte ha fatto avere agli americani due cellulari di Mifsud. In quei Blackberry potrebbe esserci traccia della rete di contatti dell’intelligence europea e dell’Fbi del “professore” maltese, di cui ovviamente si sono perse le tracce. A tal proposito, gli Usa sospettano che sia stata l’Italia a favorire la fuga di Mifsud. Tanto che Trump ha avvertito Mattarella che “l’Italia potrebbe essere coinvolta”.

In ogni caso, la persona che nel nostro Paese ne sa più di tutti, ossia il premier Conte, ancora non ha detto una parola.

Adolfo Spezzaferro

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