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Roma, 8 gen – Sul piazzale di Acca Larentia, la sezione missina del quartiere Appio-Tuscolano che 40 anni fa vide l’eccidio di due militanti per mano comunista, seguito dall’omicidio di un terzo ragazzo ad opera delle forze dell’ordine, è disegnata una grande croce celtica. Il simbolo, dai riverberi antichissimi e ricorrente anche in altre forme (la “ruota solare”, per esempio), vede una linea orizzontale – il tempo umano, la storia, la progressività dei fatti – in cui irrompe una linea verticale – il tempo divino, la trascendenza, il sacro. Questo simbolismo descrive bene anche ciò che si è visto ieri, per le strade di Roma: un lungo corteo di diverse migliaia di persone (le stime dei giornali oscillano tra le 5 e le 8mila presenze), silenzioso, composto, marziale, che ha attraversato una delle più caotiche città italiane, una metropoli in cui sono tutti incazzati e sembra quasi impossibile astrarsi dalla quotidianità asfissiante, dal traffico, dalle buche, dagli zingari, dal bus che non passa, dalla metro strapiena, un luogo in cui l’unica forma “ascetica” concepibile sembra essere l’immersione nel telefonino, nelle cuffiette, nei fatti propri.
Eppure, ieri questo magma di egoismi, nevrosi e clacson si è aperto e ha fatto passare qualcosa d’altro. Nel 2018, a Roma, migliaia di persone si sono ritrovate senza alcun interesse, senza alcuna parola d’ordine elettorale, senza che vi fosse alcun diritto da reclamare o alcuna esasperazione sociale a cui dar voce. Quello che nella manifestazioni politiche in senso stretto è un chiaro indice di fallimento, ovvero l’estraneità e l’incomprensione di chi ti vede passare, lo scollamento dalla realtà sociale, diventa invece, in occasioni come quella di ieri, un valore aggiunto, un marcatore culturale: una differenza antropologica. Tutto ciò che erompe, in queste giornate, appare in significativa distonia dalle manifestazioni tipiche del moderno: c’è il silenzio, al posto della chiacchiera; c’è la morte, al posto della sua rimozione ipocrita; c’è l’impersonalità e la compostezza, al posto dell’agitarsi narcisistico; c’è il rito, al posto della sciatteria profana. Il “Presente” di Acca Larentia ha più a che fare con il sacro che con la politica in senso stretto. Perché questa è, la chiamata in presenza dei caduti: qualcosa di sacrale.
Il che testimonia, una volta per tutte, il limite di certe inchieste giornalistiche che, pigramente, riciclano gli stessi stereotipi sull’ondata populista, la “paura del diverso” fomentata “soffiando sulla crisi” e via banalizzando. In questo modo, i pruriti borghesi di quelli a cui sta benissimo questo mondo, solo con qualche tassa in meno, qualche immigrato in meno e qualche buca coperta in più, finiscono per fagocitare chi invece è realmente altro, chi sa radicarsi in un’origine remota eppure attuale, chi ha il senso del tragico e dell’eroico. E invece, malgrado le convergenze e i dialoghi contingenti che possano verificarsi tra i due mondi su questioni concrete, resta una distanza siderale. Tra quei due pianeti, c’è tutta una galassia intrisa di sangue e sorrisi.
Adriano Scianca

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5 Commenti

  1. Dopo un doveroso capo chino di fronte ai camerati caduti e alla solennità e sacralità di codesto evento il mio cuore ruggisce e devo pur farlo un paragone fra la marzialità e la compostezza di questo corteo e la plebaglia insulsa piddina e delle zecche dei centri sociali,poiché esiste dunque una Italia migliore,esiste ancora chi non si piega, esistono ancora le parole onore e patria di fronte ai cialtroni che ci governano,esiste ancora qualcuno che si incazza per la fogna in cui viviamo, esiste ancora qualcuno che difende i nostri luoghi sacri e le opere monumentali erette in tempi onorati, per cui non siamo un paese lasciato alla morte certa di fronte ai deliri della boldrini e di fiano……….c’è ancora qualcuno, donna o uomo , che non vuole più essere un suddito,uno schiavo e che pretende che la sua vita e la sua cittadinanza ottenuta dai nostri avi con sangue e sudore valga di più dei presunti diritti di zingari o delinquenti magrebini….. e non ci rompano il cazzo con la solite minchiate della liberazione e le storielle pseudo partigiane……..Onore ai Camerati, DVX MEA LUX.

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