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Parigi, 29 dic – Addio a Pierre Cardin, lo stilista italiano cresciuto in Francia, gigante della moda e del design. Cardin è morto questa mattina all’età di 98 anni, all’American Hospital di Neuilly, vicino a Parigi. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla famiglia ai media francesi. Vero e proprio genio sperimentale che ha rivoluzionato stili e canoni estetici è stato, insieme a Paco Rabanne e André Courrèges, il creatore della moda futurista. E’ considerato l’inventore del prêt-à-porter.



Pietro Costante Cardin era nato in Veneto

Pietro Costante Cardin era nato il 2 luglio 1922 a Sant’Andrea di Barbarana, frazione del comune di San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, in Veneto. Era cresciuto in Francia, dove i suoi genitori, agricoltori con 9 figli, furono costretti a trasferirsi nel 1924 per sfuggire alla povertà. E’ in Francia dunque che Cardin mosse i primi passi nella moda, fino a diventare uno tra i più importanti stilisti della seconda metà del Novecento. Cardin ha incarnato più di chiunque altro quel mix di stile tra Italia e Francia, da sempre alla base del suo successo. E se i cugini d’Oltralpe rivendicano con orgoglio che fosse naturalizzato francese, lo stesso possono fare gli italiani, viste le sue origini.

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Una carriera di stilista iniziata a 14 anni

A soli 14 anni, nel 1936, il giovane Pierre (il suo nome era stato francesizzato) cominciò l’apprendistato da un sarto a Saint-Étienne. Dopo una breve esperienza da Manby, sarto a Vichy, nel 1945 giunse a Parigi lavorando prima da Jeanne Paquin e poi da Elsa Schiaparelli. Primo sarto della maison Christian Dior durante la sua apertura nel 1947 fu partecipe del successo del maestro che inventò il cosiddetto new look. Nel 1950 fondò la sua casa di moda, cimentandosi con l’alta moda nel 1953.

Dall’abito a bolle alle collezioni per i grandi magazzini

Cardin divenne celebre per il suo stile futurista, ispirato alle prime imprese dell’uomo nello spazio. Preferiva tagli geometrici spesso ignorando le forme femminili. Amava lo stile unisex. Nel 1954 introdusse il bubble dress, l’abito a bolle. Cardin è stato un pioniere anche nella scelta di nuovi mercati e nel firmare nuove licenze. Nel 1959 fu il primo stilista ad aprire in Giappone un negozio d’alta moda. Sempre in quell’anno fu espulso dalla Chambre Syndacale francese, per aver lanciato per primo a Parigi una collezione confezionata per i grandi magazzini Printemps. Ma fu presto reintegrato. Nel 1971 Cardin venne affiancato nella creazione d’abiti dal collega Andrè Oliver, che nel 1987 si assunse la responsabilità delle collezioni d’alta moda, fino alla sua morte nel 1993.

L’acquisto dei ristoranti parigini Maxim’s

Non solo moda. Nel 1981 lo stilista acquistò i celebri ristoranti parigini Maxim’s. In breve tempo aprì filiali a New York, Londra e a Pechino nel 1983 e vi affiancò una catena di hotel. Tra le licenze della linea Maxim’s c’era anche un’acqua minerale che veniva imbottigliata a Graviserri nel comune di Pratovecchio Stia, in provincia di Arezzo.

Il castello del Marchese de Sade e il Palazzo delle bolle

Inoltre Pierre Cardin aveva comprato le rovine di un castello a Lacoste abitato nel passato dal Marchese de Sade. Dopo aver ristrutturato il sito, lo stilista vi organizzava dei festival teatrali. Cardin aveva ritrovato le sue radici italiane anche con l’acquisto del palazzo Ca’ Bragadin a Venezia dove risiedeva durante i suoi frequenti soggiorni nella città lagunare. Negli anni ’80 aveva acquistato il Palais Bulles (Il palazzo delle bolle), nei pressi di Cannes, progettato dall’eccentrico architetto Lovag Antti. L’interno era arredato con pezzi di design, le Sculptures utilitaires disegnate dallo stesso Cardin, che dal 1977 ha dato vita ad una collezione di mobili. L’opera architettonica nel 1988 è stata designata dal ministero della Cultura quale monumento storico.

Tra i tanti riconoscimenti ottenuti nel corso della brillante carriera di Pierre Cardin, segnaliamo la nomina di Commendatore dell’Ordine del Merito della Repubblica Italiana nel 1976, Commendatore della Legion d’Onore nel 1983 e la nomina di ambasciatore dell’Unesco nel 1991.

Ludovica Colli

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