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Mosca, 29 dic – Il sociologo russo Maxim Shugaley, tenuto prigioniero in Libia per oltre un anno e mezzo e recentemente rilasciato, ha annunciato che citerà in giudizio il Segretario di Stato americano Mike Pompeo.



L’accusa di Pompeo contro l’ex ostaggio russo

In una lettera a Pompeo, il sociologo ha richiamato l’attenzione su una dichiarazione del capo del Dipartimento di Stato Usa dello scorso 15 dicembre. In essa Pompeo, annunciando la liberazione di due cittadini russi, li definiva “agenti colti mentre operavano per destabilizzare la politica libica“. Shugaley ha chiesto al capo della diplomazia statunitense di chiarire se quella dichiarazione fosse riferita o meno a lui e al suo collega Samir Seifan, con cui era stato preso prigioniero.

Shugaley pronto a querelare per calunnia il segretario di Stato Usa

“Le chiedo di specificare se quella dichiarazione in cui venivano menzionati ‘due agenti russi’ fosse riferita a me, Maxim Shugaley, e al mio collega Samir Seifan”, si legge nella lettera. “Qualora fosse così (anche perché non sono a conoscenza di altri prigionieri russi rilasciati in quei giorni) – avverte il sociologo russo – intendo querelarla per calunnia. Nonché avvalermi del sistema giudiziario americano per dimostrare che ha mentito“. Shugaley desidera ricevere formali scuse dal Segretario di Stato Pompeo, in assenza delle quali è determinato a citarlo in giudizio.

La cattura e la prigionia a Mitiga

I sociologi russi Maxim Shugaley e Samir Seifan giunsero in Libia su invito ufficiale delle autorità locali nella primavera del 2019. A maggio furono catturati dalla milizia salafita Rada su segnalazione dell’intelligence americana. Poi rinchiusi nella prigione di Mitiga, tristemente nota per le torture e il trattamento disumano riservato ai detenuti, sia locali che di origine straniera. La Libia continua ad essere un Paese pericoloso per i cittadini stranieri, come dimostra la recente liberazione dei 18 pescatori di Mazara del Vallo. I cittadini stranieri sono spesso utilizzati come ostaggi e merce di scambio geopolitica nello scontro tra il governo di Accordo nazionale di Fayez al Sarraj e l’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar.

Alberto Sassone



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