Roma, 30 set – Ai domiciliari sì, ma con il reddito di cittadinanza. La “pacchia” è tutta per Federica Saraceni, l’ex terrorista delle Nuove brigate rosse condannata a 21 anni e sei mesi per l’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona, avvenuto nel 1999.

Secondo quanto rivela un articolo de La Verità, la Saraceni, che è ai domiciliari dal 2005, riceve il reddito di cittadinanza: un assegno da 623 euro, per la precisione. Tra i requisiti per l’ottenimento dell’assegno vi è quello di non essere sottoposti ad alcuna “misura cautelare personale”, ma poi la legge precisa che tra le condizioni ostative per ricevere l’assegno, c’è anche anche quella di essere stati “condannati in via definitiva per reati gravissimi nei dieci anni precedenti la richiesta”. Ma la sentenza definitiva della Saraceni risale al 28 giugno 2007, per cui l’ex Br, figlia di uno dei fondatori di Magistratura democratica, Luigi Saraceni, sulla carta è in regola. Anche se il giornale spiega: “non è facile comprendere come le sia stato possibile ottenere dai domiciliari un assegno che dovrebbe essere propedeutico alla ricerca di un impiego”, tanto che “nei prossimi giorni – rileva la Verità – dovranno darne spiegazione quel ministero del Lavoro (con cui collaborava D’Antona quando venne assassinato) che ha ideato la misura e l’Inps che eroga il sussidio”. Il Ministero del lavoro ha fatto sapere che la vicenda “è oggetto di verifica da parte dei competenti uffici del ministero di concerto con il dicastero della Giustizia e l’Inps, al fine di accertare l’eventuale presenza di anomalie”.

I parenti delle vittime: “Vergogna”

“Come raccontare o spiegare ai familiari delle persone uccise? Che reazione potrebbero avere? Non può esserci un premio per queste persone” chiede ai microfoni dell’Adnkronos Roberto Della Rocca, presidente dell’Associazione nazionale vittime terrorismo. “Se si tratta di condannati passati ingiudicato a tutti gli effetti, è evidente che non può essere riservato un premio di tale portata!!!! E non voglio dire altro”. Gli fa eco anche Adriano Sabbadin, figlio di Lino, ucciso il 16 febbraio 1979 da Cesare Battisti e Diego Giacomini: “Vergognoso, vergognoso! Non c’è altro da dire” ha dichiarato. “Sono senza parole: vergognoso, scandaloso che queste persone percepiscano il reddito di cittadinanza dopo gli atti commessi e il dolore arrecato. In realtà questa cosa non meriterebbe alcun commento. Io certo no posso fare nulla….ma altri sì”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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