figura_1Roma, 28 lug – Da un po’ di anni si è iniziato a supporre che i miti fondanti della cultura europea che traggono origine dalla mitologia greca e latina nascondessero un passato travagliato. Per alcune ragioni anche di matrice politica, che per ragioni di spazio non saranno analizzate, la ricerca della reale o più plausibile origine di questo pantheon è stata se non ostacolata almeno non divulgata.

Per prima cosa, esiste un primato Italiano anche in questo campo particolarmente trasversale della ricerca antropologica, dato dalle ricerche pionieristiche condotte dallo studioso italiano Felice Vinci, col suo celebre “Omero nel Baltico”, arrivato nel 2009 alla quinta edizione aggiornata e ampliata, che hanno portato proficui risultati sulla base di una attenta lettura dei testi classici, comparata tra gli altri elementi con la storia, la geografia e il clima dell’antica Europa.

Più di un sospetto, anzi indizi crescenti, si accumulavano in una direzione precisa: che le antiche leggende e i miti greci non fossero autoctoni ma provenienti da un’altra zona dell’Europa, più precisamente riconducibile alla regione baltica quale probabile origine di tutti gli antenati degli odierni Europei. Con l’Odissea e la figura stessa di Ulisse al centro di tale “scandalosa” ipotesi.

Il colpo di scena arriva però in questo anno 2014, con la pubblicazione dei risultati di ricerche genetiche vastissime e particolarmente dettagliate, condotte da centinaia di ricercatori in prevalenza in Germania e negli USA, ma partecipate anche da ricercatori Italiani, che hanno offerto una serie crescente di conferme alle tesi di Vinci.

Molti dei risultati di queste ricerche sono riportati nell’articolo scientifico pubblicato di recente congiuntamente dai gruppi guidati da Johannes Krause dell’Università di Tubinga, Germania, e di David Reich della Harvard Medical School, nel Massachusets, USA (qui l’articolo originale, e qui un riassunto sulla prestigiosa rivista Nature).

In base all’analisi di resti umani vecchi di 8mila anni di cacciatori-raccoglitori, uno dal Lussemburgo e sette dalla Svezia, dei resti di una donna appartenuta a una comunità agricola in Germania circa 7mila anni fa, condotta comparativamente con altri genomi antichi e alcune migliaia di individui Europei contemporanei, i ricercatori hanno potuto distinguere con una significatività senza precedenti che la grande maggioranza degli Europei contemporanei derivano almeno tre popolazioni molto differenziate.

La prima è quella dei cacciatori-raccoglitori dell’Europa occidentale, seguita alle migrazioni dall’Africa di oltre 40mila anni fa, che contribuirono all’ascendenza di tutti gli Europei eccetto quelli nord-orientali. La seconda popolazione – che è la prima importante novità perché non precedentemente identificata – è quella degli antichi Euroasiatici del nord, legati alle comunità Siberiane del Paleolitico superiore, che al contrario della prima contribuirono all’ascendenza di tutti gli Europei. La terza popolazione, infine, è quella dei primi agricoltori Europei, di origine molto più recente e prevalentemente medio-orientale ma che “ospitavano” anche tracce genetiche della prima, cioè dei cacciatori-raccoglitori occidentali.

La seconda e probabilmente ancora più importante scoperta è però la seguente: la complessa ricostruzione delle relazioni genetiche tra queste popolazioni ha evidenziato che circa la metà dell’eredità genetica dei primi agricoltori Europei derivava da una stirpe Euroasiatica fondamentale, verosimilmente preesistente alle migrazioni dall’Africa e identificabile con la seconda popolazione – gli antichi Euroasiatici del nord.

Sono quindi proprio questi nostri antichi nordici predecessori ad aver plasmato più diffusamente e comunemente di tutti gli altri il corredo genetico degli Europei contemporanei: un nucleo di veri e propri “superuomini” che nel gelo del nord hanno attraversato anche la fase più dura dell’ultima era glaciale, per plasmare la stirpe Europea con un picco massimo di diffusione del proprio corredo genetico individuabile tra 5500 e 4mila anni fa.

Sempre in merito a quell’antico nucleo di Euroasiatici del nord, un’altra ricerca recente, basata sulla comparazione del genoma dei resti più vecchi attribuibili a un essere umano “moderno” – un ragazzo vissuto in un villaggio siberiano circa 24mila anni fa – ha stabilito due ulteriori evidenze fondamentali; la prima, che quella popolazione proveniva da ovest, quindi dal nord Europa e verosimilmente dal Baltico; la seconda, che successivamente questi intraprendenti antenati si diffusero ancora più a est, fino a dilagare nel continente Americano, tanto che circa un terzo del corredo genetico dei nativi Americani (quelli poi sterminati dai colonizzatori Europei a partire dal 1500) può essere ritracciato alle antiche popolazioni dell’Eurasia occidentale.

Il nord Europa e la regione Baltica, regioni e popolazioni così ricorrenti e pervasive, dunque, che il sangue dei popoli europei contemporanei ne mantiene tracce chiare e prevalenti, patrimonio di un passato comune, tanto che non è azzardato sostenere che quando questa antica vestigia viene a mancare allora non si ha più di fronte un Francese, un Irlandese, un Tedesco o un Italiano, ma un Arabo o un Mongolo.

Sulla scorta delle nuove evidenze offerte dalla ricerca sui genomi umani, assumono una nuova importanza e ancora maggior fascino le forti analogie di origine letteraria tra gli eroi omerici e quelli baltici, che vale la pena rivisitare con la consapevolezza del nuovo elemento di realtà loro assegnato dalla scienza.

Iniziamo con l’osservare la figura di Ulisse. Il suo copricapo tipico a punta, per prima cosa, ricorda una moda molto in voga anche nel mondo vichingo. Il suo stesso nome Odysseu᷉s sembra nascondere un’origine pregreca e il suo corrispondente latino Ulixes è il frutto di un cambiamento della “din “lsecondo un fenomeno linguistico frequente nelle lingue di matrice indoeuropea. A questo punto ci potrebbe sovvenire subito il personaggio di Ull presente nella raccolta di canti nordici detta Edda. Questa figura si distingueva, secondo il mito, per la straordinaria abilità nel tiro con l’arco e si diceva essere figlio di una certa Sif. Questo nome ricorda da vicino quello di Sisifo che secondo alcuni fu il vero padre di Ulisse al posto di Laerte. Simile a Odisseo è anche un antico re danese di nome Hadingo che in occasione di un assedio ricorre all’astuzia per conquistare la città. Viene sedotto da una maga, presenta una ferita al polpaccio e compie una discesa agli inferi. Tutti questi punti si ritrovano identici nella figura di Ulisse. Se da un lato Odino si presenta come il protettore di Hadingo dandogli consigli e proteggendolo in battaglia, dall’altro vi è Atena che fa da deo ex machina con Ulisse più volte. A ben guardare anche i due dei non mancano di certe caratteristiche comuni. Sono detentori della saggezza, intervengono in guerra, portano sempre con se’ una lancia e i loro animali simbolo sono due uccelli. Il nome di Odino poi è ricollegabile al “furore divino” che invadeva gli indovini, la stessa radice di vates è “Wut” da cui “Wuotan”, antico nome del dio. D’altro canto sappiamo che Atena è una delle dee che più spesso si manifestano con premonizioni ai propri seguaci. Molto ci sarebbe ancora da scrivere su questo eroe ma le analogie, spesso straordinariamente stupefacenti, tra la mitologia greca e quella nordica trovano altro terreno fertile fra le Parche e le loro corrispondenti vichinghe Norne. Anche le Chere chiamate da Omero (V)oloè Kèr portano con se’ l’eco delle nordiche Valchirie, aggiungendo a ciò che i loro compiti sono i medesimi. Cosa dire poi del mitico popolo degli Ellespontini contro i quali più volte i Danesi intrapresero delle campagne militari. D’altronde, se pensiamo alla grande opera di Saxo Grammaticus, i Gesta Danorum, non possiamo non accostarvi il nome Danai, altro termine per indicare gli Achei. Secondo le più recenti tesi, la regione abitata dagli Ellespontini baltici sarebbe stata situata nell’attuale Lettonia (ottima l’illustrazione che ne fa qui lo stesso Felice Vinci). Ci sarebbe da meravigliarsi se i Danesi, secoli prima dei fratelli Wright, fossero riusciti a raggiungere le coste orientali del Mediterraneo con ingenti truppe. Un fascio di luce squarcerebbe la coltre di dubbio e incertezze anche su altre popolazioni “omeriche” se venisse accertata e accettata una loro origine nordica. Di nuovo in Lettonia troviamo una regione attualmente chiamata Curlandia ma che anticamente aveva il nome di Curezia e i suoi abitanti, i Cureti, avevano lo stesso nome di una popolazione che nell’Iliade viene ricordata per aver combattuto contro gli Etoli ma la cui sede non è mai stata identificata.

Da ricordare vi sono poi le vicende del fanciullo reale Kullervo che per tre volte fu vittima di tentati omicidi. Inoltre, messo in una botte, venne gettato in mare dallo zio, questo ricordando da vicino la storia di Perseo. La sorella di Kullervo scompare mentre raccoglie bacche e analogamente succede a Persefone rapita da Ades. Ora, è vero che fra Perseo e Persefone non ci sono rapporti di parentela, ma i loro nomi si assomigliano incredibilmente. Ricollegandoci ad Ades e all’oltretomba, le Vergini di Mana finniche ricordano le Erinni greche e ancor di più i Manes romani che erano spiriti dell’aldilà. Prendendo velocemente in esame la letteratura celtica notiamo che le destinazioni più in voga sembrano essere le isole paradisiache, punti d’incontro fra uomini e dei. Come tramanda una leggenda, una maga propone all’eroe sbarcato sulla sua isola di renderlo giovane in eterno e con “parole omeriche” si direbbe: athànaton kaì agéron, proprio come la formula usata da Calipso nell’isola di Ogigia.

A questo punto possiamo tornare alla figura di Ulisse. Nell’Odissea racconta che subito dopo la caduta di Troia ha uno scontro con il mitico popolo dei Ciconi. Il loro nome nuovamente fa pensare ad un’origine nordica, infatti Kìkones richiama la città di Kiikoinen in Finlandia. Quindi racconta Ulisse che una tempesta della durata di nove giorni, e per questa violenza e durata molto poco mediterranea, lo investì e lo condusse fino all’isola di Calipso che già Plutarco individuava nell’Oceano Atlantico a nord della Gran Bretagna. Le vicende del nostro eroe però, come ben sappiamo, non si esauriscono qui. Prendiamo per esempio in esame il celeberrimo incontro con Polifemo. I Ciclopi si ritrovano molto spesso anche nella letteratura del nord Europa, Adamo di Brera riporta di incontri fra marinai frisoni e giganti monocoli e in particolare del re vichingo Hjörleif che acceca uno di questi giganti monocoli dopo aver arroventato la punta della sua lancia sul fuoco.

In conclusione, col conforto combinato della ricerca genetica e letteraria, possiamo riconoscere come i popoli antichi fossero uniti da un’origine comune e come fossero detentori di un patrimonio non solo genetico ma culturale omogeneamente condiviso; di più, che di Europa si deve parlare in termini di “popolo Europeo” e non soltanto come espressione geografica, dal momento che gli Europei, a differenza di tanti altri popoli sulla Terra, sono veramente un’unica grande stirpe che da una casa natale comune si è diramata per più continenti, esportandovi la propria cultura e conoscenza; benché poi tutti noi Europei siamo passati per vicende diverse, talvolta subendole, secondo un corso della storia piuttosto particolare, i millenni trascorsi non hanno minimamente intaccato il nostro diritto di riconoscerci come Fratelli in una casa comune Europea estesa quanto meno dalle coste Atlantiche alla Siberia, passando per la sponda settentrionale del Mediterraneo.

Cosimo Meneguzzo

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3 Commenti

  1. Ho letto che la prima base paleolitica è stata individuata nelle Puglie. Non mancano tracce di costruzioni megalitiche in questa regione. E’ possibile che alcuni uomini, provenienti dall’ Africa orientale, abbiano costeggiato il Mediterraneo con barche, siccome hanno fatto i popoli delle isole del Pacifico ?

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