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Napoli, 30 ott – Sarebbe stata vittima di ripetuti abusi sessuali la bambina di tre anni e mezzo che a luglio era stata trovata morta in un campo rom a Scampia, periferia di Napoli, per soffocamento dovuto a un boccone di mozzarella andato “di traverso”. Lo ipotizzano gli inquirenti, sulla base dall’esame medico-legale disposto dalla Procura di Napoli.

L’avevano trovata priva di sensi sul sedile posteriore dell’auto del nonno, e ogni tentativo di rianimare la piccola era stato inutile. La madre aveva raccontato di essersi allontanata momentaneamente dal campo per fare degli acquisti in vista del compleanno del fratello di sei anni, dopo aver affidato la figlia a una zia, di nazionalità macedone. Al rientro dagli acquisti la madre non trovando la bambina, cominciò a cercarla per ore, fino a quando non la vide sull’auto del nonno, dove sarebbe rimasta per diverse ore. Giunta all’ospedale San Giovanni Bosco, i medici non poterono far altro che constatarne la morte, senza pronunciarsi sulle cause. Solo l’autopsia e le ricostruzioni medico legali hanno restituito il referto sui presunti abusi sessuali.

Quello che è stato un tragico incidente e che ha fatto finire in manette la zia della piccola, accusata di abbandono di minore e di omicidio colposo dopo che la bambina le era stata affidata dalla madre, getta luce su una storia di abusi su cui gli inquirenti stanno indagando. Le indagini si stanno concentrando all’interno del campo rom dove la bambina viveva e vogliono chiarire se ci siano responsabilità della famiglia per gli abusi che l’autopsia sul corpo della piccola ha evidenziato. Ed è stata aperta un’inchiesta parallela a quella che era stata avviata per il reato di abbandono di minori e omicidio colposo. La procura ha aperto un fascicolo per violenza sessuale, al momento contro persone ignote.

Ma l’aspetto che più di tutti si vuole combattere è il muro di omertà che regna nel campo rom, che renderebbe tutti gli ospiti colpevoli e complici dell’omicidio. Non tornano, infatti, le testimonianze rese agli agenti subito dopo la morte della piccola: qualcuno disse che venne trovata sul sedile dell’auto, altri nel bagagliaio. Segno evidente di come la comunità rom voglia nascondere come siano andate realmente le cose.

Anna Pedri

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