Roma, 23 lug – Governo nuovo, vecchia storia. Mentre il “grande malato” Mps sonnecchia, è di nuovo Carige a tenere le banche con il fiato sospeso. Lo storico istituto di credito ligure, da tempo in difficoltà, si è infatti visto bocciare da parte della Bce il piano di risanamento, aprendo così la porta a nuovi scenari in quello che sembra un infinito risiko.
A fine giugno, Carige aveva presentato a Francoforte il piano di adeguamento dei requisiti patrimoniali. Due giorni fa – ma la notizia è filtrata solo oggi – è giunta la risposta: negativa su tutta la linea. Carige dovrà anzitutto convocare un’assemblea per nominare un nuovo presidente del consiglio di amministrazione, al fine di assicurare un governo societario oggi giudicato inefficiente, visti i conflitti in seno all’organo dopo la dimissione di alcuni consiglieri in disaccordo con la linea dell’ad Paolo Fiorentino. In secondo luogo, la Bce ha giudicato inadeguato il piano di conservazione del patrimonio (capital conservation plan) in quanto Carige, si legge, “non rispetta il requisito patrimoniale complessivo, pari al 13,125% dall’1 gennaio 2018”.
Dall’Eurotower, insomma, non sembrano fidarsi delle promesse di Genova. E qui arriva la mazzata finale: in mancanza di un rapido adeguamento ai requisiti stabiliti in sede europea – la Bce offre tempo fino al 31 dicembre, con piano da presentare entro il mese precedente – Carige “dovrebbe valutare – si legge ancora – tutte le opzioni, inclusa un’aggregazione aziendale”. Vale a dire una fusione nella quale annacquare tutti i propri problemi patrimoniali.
Filippo Burla

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