Bruxelles, 24 lug – Seimila euro per ogni vita salvata nel Mediterraneo. Questa la proposta della Commissione Ue ai vari Paesi europei, nella speranza che i vari governi si accollino le problematiche legate agli sbarchi e non lascino sola l’Italia, punto di arrivo della quasi totalità dei flussi migratori via mare. Ad anticipare la notizia, che dovrebbe venire ufficializzata oggi, è stato il Financial Times. L’Ue avrebbe di erogare questi seimila euro, fino a un massimo di 500 persone, a patto, però, che i vari Paesi non solo salvino i futuri immigrati in mare, ma pure li accolgano e allestiscano dei “centri controllati” sul loro territorio.
Secondo il Financial Times la proposta rappresenta il tentativo dell’Ue di “convincere l’Italia ad aprire le proprie porte a nuovi arrivi”. Inoltre, da quanto trapela dalle indiscrezioni l’Europa riterrebbe che l’Italia non stia facendo abbastanza in tema di immigrazione, soprattutto dopo che è stato vietato l’approdo ad alcune navi cariche di immigrati, e per questo bisogna correre ai ripari. Che la Commissione Europea fosse intenzionata a regolamentare gli arrivi nel Mediterraneo è cosa di cui già si era parlato. Nei giorni scorsi un portavoce della Commissione aveva spiegato che l’intento è quello di mettere in piedi un meccanismo che coordini gli sbarchi nel Mediterraneo “prima che un sistema vero e proprio possa essere stabilito nel contesto delle riforme del sistema comune europeo di asilo”.
La proposta anticipata dal Financial Times parla anche di “centri controllati”, ma la scorsa settimana il commissario europeo alle Migrazioni Dimitris Avramopoulos aveva dichiarato che la realizzazione di tali centri una strada ardua da percorrere. A parte le “molte chiacchiere”, aveva detto Avramopoulos, finora “non conosco alcun Paese, su entrambe le sponde del Mediterraneo, disposto a ospitare questi centri”.
Anche l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni e l’Unhcr hanno riconosciuto quanto l’Italia va dicendo da tempo, e cioè che “che gli sbarchi non possono essere unicamente la responsabilità di un Paese o di un gruppo di Paesi”, bensì che tali sbarchi “dovrebbero essere una responsabilità condivisa in tutto il bacino del Mediterraneo, con il rispetto dovuto alla sicurezza e alla dignità di tutte le persone che migrano”. Di qui un appello a tutti i Paesi dall’area mediterranea affinché si assumano le loro responsabilità. Nessuno però che si invochi una soluzione a monte, e cioè che si mettano in atto politiche che scoraggino le partenze.
Anna Pedri

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