Padova, 26 giu – Dodici teli bianchi da cui spuntano piedi e scarpe, come se coprissero dei cadaveri, affiancati da dei cartelli recanti scritti i “luoghi comuni sui migranti” come “statevene a casa”, o “per me possono anche annegare”. E’ l’installazione-choc che questa mattina è apparsa ai pendolari che attraversavano il piazzale della stazione ferroviaria di Padova. L'”opera”, volutamente provocatoria, è a firma dell’artista Dodicianni e intende chiaramente denunciare le politiche del governo gialloverde in materia di immigrazione: è stata realizzata per annunciare l’apertura del #Right2cityFestival organizzato dalla onlus Avvocato di Strada. Il festival, si legge nel comunicato, è stato pensato al fine di “favorire una corretta informazione sui diritti umani” e tra le altre cose prevede nella propria programmazione un seminario di “Razzismo spiegato ai bambini”.

La polemica

L’installazione ha ovviamente creato un dibattito sui social media.
Coalizione Civica la definisce “toccante”, il senatore leghista Andrea Ostellari stamattina ha commentato il fatto affidando il proprio pensiero a un post su Facebook: “Nessuno è felice quando muore una persona. Lo dico da padre: zero partenze uguale zero morti. Mi spiace che qualcuno continui a fare propaganda politica, come gli ‘artisti’ che hanno organizzato questa pagliacciata, speculando sulle tragedie”. L’immigrazione incontrollata per Ostellari “non è la soluzione: nè per l’Europa, nè per chi vive nel Terzo mondo. Lo sviluppo si crea con investimenti e con la pace, non con le cooperative o i barconi delle ong. Chi scappa dalla guerra è nostro fratello, chi cerca di entrare illegalmente nel nostro Paese non è benvenuto. Il lavoro del ministro Salvini ha dato ottimi risultati e non saranno queste provocazioni a rallentare il cambiamento”.

Cristina Gauri 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteTrump contro la calciatrice Lgbt: “Non cantare l’inno è sempre sbagliato”
Articolo successivoSalone del Libro, Fassino rinviato a giudizio per turbativa d’asta
Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. ..se qualche disabile, doveva passare per quella strada, avrebba trovato serie difficoltà…nessuno ne risponde…e se ne fregano..

Commenta